Per tutti quelli che, fermandosi a contemplare il tramonto per quei cinque minuti da quando il sole inizia a toccare l'acqua a quando scompare completamente, sono riusciti, anche solo che per un attimo, a sentire il ribollire del mare all'orizzonte.
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lunedì 4 settembre 2006

Bottom Crawlers

Né più mai toccherò le tue sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, diceva un grande poeta del passato.
Mi viene da pensare a queste righe ogni volta che vedo le immagini di Lampedusa, Ceuta, delle Canarie, ma anche dell’ormai militarizzata linea di confine messicano-statunitense.

Per una persona che ha una vita normale: sveglia 7-7,30 metropolitana-ufficio..il caffè-la pausa pranzo-la difficoltà a riprendere a lavorare dopo la pausa pranzo-quasi l’ora di uscire, manca poco-l’ora di uscire-rimetropolitana-ricasa-moglie e qualche bambinetto che ti fa girare le palle proprio quando hai voglia di riposarti un po’-cena-TG-quel programmino che ti piace tanto dopo il TG-il solito film di merda-letto..Bene per una persona come questa e cioè la gran parte degli esseri umani occidentali/medioborghesi, è possibile che sfugga un po’ l’idea del partire verso l’ignoto.
Chi lascerebbe la propria vita, la propria terra, gli amici, la casa, i propri cimiteri, parenti e tutto quello che aveva considerato vita fino a quel momento, per l’incertezza di un mare inclemente e di un approdo ancora meno conciliante? Non aspettatevi una risposta numerica perchè ovviamente è una domanda retorica.
Quello che posso capire dopo circa 33 rivoluzioni terrestri attorno alla sua stella, è che col nostro empirismo andiamo poco al di là della nostra sfera di esistenza, in pratica non capiamo proprio un pisello!

Allora facciamo un esempio... Murtala, un nigeriano del Biafra, sui 38 anni. Appartiene ad una di quelle famiglie che fino agli anni 60 stavano molto bene, avendo fatto fortuna nell’arco di molte generezioni trafficando tutto il trafficabile con gli inglesi.
Quando nacque iniziarono le rivolte ed in pochi anni scoppiò la guerra civile. Nel decennio successivo cambiarono molte cose, tutto tornò alla normalità, la Nigeria diventò una repubblica federale, ma gli equilibri che si erano stabiliti prima dei rovesciamenti politici si incrinarono per sempre.
Murtala, unico maschio e primogenito di 8 figli si è ritrovato orfano e capo famiglia appena compiuti i quattordici anni. Era molto volenteroso e assai premuroso con le sorelle, tutto quello che riusciva a guadagnare o rubare, era per loro. Rimase piccoletto ed un po’ debilitato, per il poco cibo ed il tanto lavoro ma riuscì alla fine a far crescere le sorelle ed a farle diventare adulte e maritabili.
A 30 anni, quando le sorelle ormai avevano una propria vita, ebbe la fortuna di trovare per pochi soldi un terreno coltivabile. Chiese un prestito ad una banca, lo comprò e piantò del cacao. Nel giro di un paio d’anni il campo di Murtala era il più rigoglioso della zona, la rendita, alla fine della stagione era stata enorme e gran parte del guadagno lo investì per nuovi terreni.
I grandi coltivatori della zona, la maggior parte stranieri, non videro di buon occhio la fortuna del ragazzo, gli proposero una società ma in tutto, quello che Murtala riuscì a capire, era che avrebbe dovuto firmare un contratto di vendita dei propri terreni, avrebbe potuto continuare a coltivare parte della terra ma pagando un affitto annuale, pratica che gli ricordava tanto il feudalesimo ed il signoraggio.
Non accettò e quello fu l’inizio della sciagura: arrivò la stagione del raccolto e fu un'annata formidabile, le piante erano stupende e le richieste dall'estero erano raddoppiate rispetto all'anno precedente, ma proprio il giorno prima della raccolta, un incendio devastò le piantagioni, non rimase neppure una foglia, nel rogo bruciò tutto, anche la sua casa ed alcune capanne dei braccianti. Perse tutto.
Dovette vendere i terreni che dopo l’incendio persero valore perchè tutti sapevano che quei terreni dovevano andare ai grandi coltivatori e lui, alla fine, fu costretto a venderli a loro per una somma che non gli permise neppure di coprire la metà dei suoi debiti.
Passarono gli anni, e la strada fu la sua casa, i mariti delle sorelle non ne vollero sapere nulla di lui, strisciò nelle peggiori strade, rubò il pane e cercò di truffare i suoi simili, fu incarcerato e quando fu libero, all’alba dei 37 anni cominciò a camminare verso il confine.
Attraversò il Niger, sostò ad Agadez, e si unì a dei carovanieri del deserto, si ritrovò in Algeria ed alla fine a Tripoli, in Libia. I Tuareg, suoi compagni di viaggio gli offrirono i soldi per pagare un loro amico che con un peschereccio lo avrebbe portato in Italia.
Cosi' si trovò una notte sopra un peschereccio pieno di “pesci”, quasi tutti neri, qualche nordafricano, e un paio di orientali che non si capì bene per quali vie fossero lì. Murtala fu grato ai suoi amici nomadi, con i quali spartì le più belle notti stellate della sua vita, ma il loro regalo lo avvilì, nelle prime ore di navigazione si sentì un disperato come mai in vita sua...e pensare che credeva di avere già toccato tutti i fondi possibili.
Passarono giornate intere senza mangiare nè bere, giornate in cui il mare sembrava aver smesso di seguire le leggi della gravitazione, l’odore di vomito era quello meno rappresentativo della condizione delle persone a bordo. Mentre i giorni in mare raddoppiarono e poi triplicarono, il “Capitano”, come si faceva chiamare, mostrava sempre più di non avere idea di dove stesse andando. Alcuni corpi, non si sa bene se morti o se solo svenuti, cominciarono ad essere gettatati in mare.
All’ora della preghiera, la parola che risuonava di più era “hataf”, morte, che veniva chiesta a Dio per dare una fine immediata alle proprie sofferenze.
Finalmente, dopo quasi due settimane in mare, in lontananza si avvicina una costa, ed assieme a lei un’imbarcazione grigia, con un altoparlante che urla frasi incomprensibili in una lingua che sembra non essere generata da un essere umano, non ha suono, non ha vita.
Murtala ha paura, di fianco a lui c’è un ragazzino disteso, una mosca sta entrando nel suo naso, non trova l’impedimento del respiro ed entra con facilità. Davanti c’è un vecchio, bestemmia e lacrima, parla tra i denti di una donna, di quanto era bella e di quanto presto lo ha lasciato solo in questa vita: “Quanto ti amo, quanto ti amo ancora! ..Ti raggiungerò presto.” ripeteva.
Il molo, le corde marce d’acqua e sale, terra.
Di quaranta persone che c'erano sono rimasti in quindici e vengono alloggiati in un campo che ricorda molto i recinti dei polli.
L’isola è un centro turistico e non viene permesso loro di uscire, ogni tanto arriva qualche curioso a fare fotografie ed ogni tanto c’è qualcuno che urla e lancia pietre.
Murtala non sa fare nulla ed è malato, un interprete gli dice che non c’è posto per lui in Italia, lo avrebbero curato e rimandato in Nigeria ...e così fu.

Questo è il cerchio della vita....e a proposito di “circle of life” (Re Leone) ..mi viene da pensare che per molte persone, i problemi dell’Africa sono legati soprattutto al mondo floro-faunistico, l’estinzione della tigre, la caccia agli elefanti, il problema dei pinguini nel Sudafrica e lo sfruttamento forestale..anche la Disney che sfrutta a dovere l’Africa per i suoi personaggi...non pesca mai dal cilindro umano... ci sono sempre i leoni, i facoceri...tutti felici e sorridenti e con pochi problemi ...‘fanculo anche loro!

Bene, abbiamo un po' parlato, a volte anche noi occidentali abbiamo bisogno di qualche storiella di questo tipo per convincerci che in fondo capiamo benissimo le sofferenze di quella povera gente, d'altronde anche noi in qualche momento le abbiamo patite..."noi siamo stati emigranti!"
...salvo poi a spiegarmi come possiamo sentire i patimenti dei nostri ancestori che sono partiti per l'America un secolo fa, se molto spesso non riusciamo neppure a capire (o non ci interessano minimamente) le sofferenze delle persone a cui vogliamo bene!

Saluti a tutti.

4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

..Capire le sofferenze è importante.. eppure significa solo il primo passo per la mentalità che ci dovrebbe condurre verso un mondo più equilibrato.. Ci vorrebbe un cambio globale, da cultivare dalla scuola, da parlarci con gli amici, da difondere dai Media... e sarebbe anche possibile. Il problema è che non si vuole questo cambio; no interessa alle persone che hanno accumulato tanto tra le sue mani.. siano bianche o nere. Besos d Madrid

05 settembre, 2006 09:09  
Anonymous valery said...

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l'incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi; fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.





Così scriveva Eugenio Montale ;il male di vivere mi è apparso lampante agli occhi dall'immagine che hai pubblicato ....
Sono talmente numerose le ingiustizie e le malvagità che si verificano quotidianamente che ci si abitua a vederle ogni momento, sia tramite un telegiornale sia con i propri occhi . Prenderne coscienza è già un passo avanti sicuramente ..risolvere questi problemi dell'umanità è invece un'impresa titanica ...cosa possiamo fare noi piccole formiche ? Solo unire le coscienze e fare qualche piccolo passo insieme .
Una ancora troppo piccola parte dell'umanità è però disposta a farlo ..e ancora non basta .

E poi ci sono i piccoli -grandi problemi che ognuno di noi ha ..che ci assillano,che ci riempono la giornata e che ci rendono insensibili alle altrui sofferenze ....immersi già nelle nostre ...

ciao a tutti
ps : si vede che sono un pò depressa eh????? :)

06 settembre, 2006 18:24  
Blogger Luca L. said...

Ci sono alcune presenze a questo mondo, che hanno attorno un'aurea angelica o anche mefistofelica, non saprei come definirla, le vedi e già pensi che possano avere qualcosa di speciale. Alcuni li vedi immersi nelle loro cose, persone normali, nè più nè meno, poi scopri che senza dire nulla hanno dedicato la vita agli altri, è il caso, ad esempio di un dottore, molto schivo e solitario che abita in un castelletto a 150 mt da casa mia...ogni tanto spariva, non si sapeva per dove, ora ho scoperto che è un medico senza frontiere.. Ora molti lo diventano perchè è "bello farlo", ma il suo modo mi dice che lui lo ha fatto perchè è giusto farlo.
Ma se dobbiamo sperare che un giorno il mondo sarà pieno di questi filantropi... perdiamo il nostro tempo, la filantropia non è una qualità geneticamente umana. Ce n'è qualcuno... da il buon esempio, a volte ci fa sperare ed essere ottimisti, ma il problema non è il nostro stato d'animo o la nostra coscienza, il problema è di...Murtala e dei suoi simili, se siamo fieri di aver adottato un bambino a distanza, ce ne sono altri milioni che muoiono di fame...
Però.. è così..alla fine si pensa sempre che il problema sia mezzo risolto quando la nostra coscienza è a posto...ah quest'essere umano!!!

..Gia' che ci sono.. vorrei fare una precisazione: i personaggi della foto, sdraiati in quella pietraia, non sono morti, sono stramati dopo un viaggio e riposano.

06 settembre, 2006 19:33  
Blogger valya said...

come al solito ..gran bel post.

10 settembre, 2006 14:44  

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