Qualcosa, in qualche momento.

Per tutti quelli che, fermandosi a contemplare il tramonto per quei cinque minuti da quando il sole inizia a toccare l'acqua a quando scompare completamente, sono riusciti, anche solo che per un attimo, a sentire il ribollire del mare all'orizzonte.

Le mie foto
Nome: L. Lume
Località: Genova, Genova, Italy

martedì 22 dicembre 2009

Alimentazione


Vorrei segnalare un fatto che reputo molto importante, soprattutto in un'epoca come questa in cui siamo bersaglio continuo di frodi alimentari di ogni tipo, malgrado le lotte che si fanno da molti anni per la trasparenza sulla genuinità e la provenienza degli alimenti.
A parte ricordare che carne, latte e derivati dovrebbero essere utilizzati veramente di rado nelle nostre diete per vari motivi che non sto ad elencare, ma che su internet sono facilissimi da trovare, vorrei mettere in evidenza una "piccola", se vogliamo definirla così, goccia, nel mare delle alterazioni alimentari; parliamo del caffè decaffeinato.
Non tutti sanno quali siano le metodologie per togliere la caffeina dal caffè.
Bene, la più naturale consiste nel lavarlo. Ossia, vengono immersi i chicchi nell'acqua calda, in modo da cederle la caffeina e tutti gli altri elementi solubili di cui sono composti (un po' come fare un espresso). Successivamente l'acqua viene filtrata attraverso dei carboni attivi che tratterranno solamente l'elemento ossidante ossia la caffeina. Infine l'acqua verrà fatta riassorbire dai chicchi di caffè, quindi all’interno del chicco sarà tutto come prima, ma senza più caffeina.
Questo è il metodo naturale e non dannoso per la salute.
Ci sono perlomeno altri due metodi per ottenere caffè decaffeinato. Il primo dei due consiste nell’aumentare l'umidità nei chicchi verdi e mantenerli in un'atmosfera di anidride carbonica che lentamente assorbe la caffeina. Il secondo è un metodo simile ma al posto dell'anidride carbonica vengono usati solventi come il diclorometano (Per saperne di più). Successivamente per depurarli da detti solventi, i chicchi vengono lavati con vapore.
Gli ultimi due metodi possono considerarsi "chimici", ma mentre il primo utilizza l'anidride carbonica, che si trova anche nell'aria che respiriamo e comunque è facile da eliminare dal caffè, il secondo è potenzialmente pericoloso per la salute perché i lavaggi non assicurano la totale asportazione del solvente.
Tuttavia nei pacchetti del caffè non viene scritto con quale tecnica venga tolta la caffeina, se non raramente ed in modo non specificatamente regolato.
Alla fine, quindi, non sappiamo se per evitare malattie cardiache, andiamo incontro a qualche malattia altrettanto grave, oppure la fortuna ci ha fatto comprare il pacchetto giusto!

Cerchiamo di sensibilizzare su questo argomento e diffondiamo più che possiamo!

La richiesta è:
SCRIVETE SUL PACCHETTO DEL CAFFÈ IL METODO CON CUI AVETE ESTRATTO LA CAFFEINA!

Luca

sabato 12 dicembre 2009

Un'ora e mezza di vita (in itinere)

Questo giornale puntiglioso e frequente della mia vita riprenderà a parlare di un tema già trattato in precedenza.
Forte del fatto che ormai penso di essere il solo lettore di queste righe, utilizzerò il mezzo per pubblicare una fiction su qualche atto giudiziario oppure un televoto su quello che pensa la gente dei processi in corso. Penso sia doveroso dopo la sentenza emanata ieri dal CDA della RAI sull'argomento, che vieta alle trasmissioni del gruppo di mettere in onda ricostruzioni o opinioni su quello che sono, fondamentalmente, le vicende giudiziarie che riguardano il Primo Impiegato dello Stato (Berlusconi n.d.r.)
Malgrado lo scopo sia quello, credo anche che questa sentenza possa avere un risvolto positivo per quello che riguarda "Porta a Porta", finalmente non dovrebbero più vedersi quelle macabre e schifosissime ricostruzioni di scene del delitto che negli ultimi anni hanno fatto nauseare parecchie persone.

Tuttavia in questa sede non si voleva parlare di questi fatti, ma, come al solito, di cose molto più intime e personali, ossia la strada che ogni giorno percorro da casa a lavoro.
Ovviamente tutti hanno un proprio percorso. Io so di condividere il mio, più o meno, con la maggior parte di quelli che conosco e che abitano nelle mie zone. Un percorso che malgrado la routine giornaliera ed il mesto scopo principale che è quello di passare otto ore o più a sudarsi le 'palanche', può anche essere vissuto come un momento nobile della nostra giornata. Vorrei riportare al post Ma come fanno i Marinai, dove già avevo descritto la stessa situazione in terra di Spagna.

Bene, ore 6,20/6,30 sveglia e colazione, poi, da alcuni mesi, faccio un po' di ginnastica in preparazione al fantomatico Camino de Santiago (che chissà se riuscirò a fare la prossima Primavera/Estate): un quarto d'ora d'attività fisica, che forse non serve a nulla, tranne che a svegliarmi un po'.
Le opzioni sono macchina o scooter. Ma con la macchina l'unica differenza è l'autostrada, che ha poco da raccontare.
Scooter: se alla fine riesce a partire (cosa non scontatissima, data la batteria dotata di uno spiccato talento nello scaricarsi) si sale in sella e senza minimo sforzo si inizia a scivolare in giù per la Valpolcevera. Tutto sommato devo fare qualche salto tra andata e ritorno, difatti mentre all'andata la discesa ha tonalità tristi e grigie, il ritorno impialliccia la vallata di un'aurea di bellezza estrema. A parte la differenza di approccio che ha il ritorno a casa rispetto all'andata a lavoro, credo che la prospettiva che si ha nella salita, anche leggera, rispetto alla discesa, lasci tutto meno precario. Credo che il senso della vista ed anche gli organi sensoriali dell'equilibrio, abbiano una maggiore stabilità quando il cammino non si sfila sotto di te ma si incunea. Inoltre, nel mio caso, almeno nei periodi in cui tornando c'è ancora un po' di chiaro, passando Bolzaneto sembra di essere catapultati in un altro mondo, molto più bucolico e reale di quello lasciato indietro.
Ma torniamo alla discesa, Bolzaneto, dicevamo, poi Trasta (prendo la strada del lato destro del torrente; via Romairone, Corso Perrone..) Fegino. Comincia ad aprirsi la vista quando arrivi a Campi, con le nuove installazioni: Ikea, Decathlon, Castorama. Quando si arriva allo stradone nuovo che poi sfocia nel ponte di Cornigliano, inizi ad annusare il mare ed il cielo. E' il primo momento in tutto il tragitto in cui gli spazi si dilatano, non vedi il mare direttamente, ma stormi di gabbiani, sempre affamati ed agitati creano un ambiente marino e spaziale e si smorza un po' quel senso di perdita di libertà che hai quando lasci il tuo letto comodo per andare a lavorare (scomodo).
Spesso al semaforo in fondo alla strada mi fermo a contemplare quei gabbiani. Guardandoli ho sempre pensato che Bach, nel racconto del gabbiano Jonathan Livingstone, si sbagliasse nei riguardi del loro modo di volare. Certo, i falchi sono altra cosa, ma se vi fissate su un gabbiano vedrete che il loro volo ha qualcosa di nobile, non veloce, ma di certo studiato e dinamicamente perfetto per il tipo d'ala che si ritrovano. Quasi mai si vedono sbattere le ali per più di un paio di secondi ed il più piccolo soffio d'aria gli è sufficiente per recuperare 10, 20 metri d'altezza senza il minimo sforzo: li osservo e li invidio fortemente!
Via Pacinotti, Fiumara, Lungomare Canepa: industria e commercio, quasi come per tutto il resto del tragitto. In fondo a Sampierdarena (od all'inizio, per i 'genovesi') inizia la Sopraelevata (o finisce, per i 'genovesi').
Diciamo, per chi ha letto il post citato in precedenza, che la Sopraelevata è un po' l'analogo dell'unione di calle Alcalà, e della Gran Via, non per stile, né per sensazioni, ma per quel sottile filo che unisce le parti più emozionali delle città del mondo, una specie di file Power Point mentale che abbraccia ciò che più ti mette all'interno di una situazione. La sopraelevata ti spinge dentro Genova, sfiorandola, proprio come il volo di un gabbiano. Ed in moto, soprattutto, come un gabbiano in volo radente al levarsi del sole, plano nello sfilare dei palazzi cinquecento/novecenteschi, Wtc, Matitone, Palazzo del Principe, Commenda, Palazzo reale, Porta dei Vacca, San Giorgio... Poi manca il vento, scendo e sono in porto, ma proseguendo sulla sopraelevata si arriverebbe alla zona delle Mura della Marina, forse la più bella e sicuramente il quartiere più antico e variopinto del centro città.
Comunque, dicevo, io scendo prima, passo il mercato del pesce ed entro in porto dal Varco delle Grazie e sono catapultato in un altro mondo. Genova è proprio così: alcuni comparti stagni che racchiudono mondi distantissimi tra loro.
Il porto ha vita propria. Appena entri spesso hai la sensazione di essere nello Zambia ed iniziano a sfilarti davanti camioncini di quarant'anni con il cassone pieno di extracomunitari appesi come negli autocarri che percorrono le savane africane. Un altro mondo, dicevo, forse sconosciuto alla stragrande maggioranza dei leghisti della prima e dell'ultima ora.
Poi i bacini di carenaggio, l'odore del porto, il fumo e le fiamme che saldano le navi. Fortunatamente lì abbiamo solo la sede, poi mi cambio e vado altrove.

Il ritorno ha risvolti diversi a seconda della stagione della situazione meteo, di quello che devo fare una volta arrivato a casa, ma lasciare Genova ai suoi problemi è per me un sollievo enorme. Tuttavia, spesso, arrivato a casa, salendo sul terrazzetto vedo ancora qualche stormetto di gabbiani che sorvola senza fretta la confluenza dei due fiumi alla ricerca di qualche bocconcino per cena. Quindi lascerei questa pagina con una frase che il vecchio gabbiano Ciang dice al simpatico Jonathan Livingstone:

Il paradiso non è mica un luogo. Non si trova nello spazio e neanche nel tempo. Il paradiso è essere perfetti. Tu sei uno che vola velocissimo, vero? Raggiungerai il paradiso, allora, quando avrai raggiunto la velocità perfetta. Il che non significa 1.000 miglia all'ora, né 1.000.000 miglia, e neanche vuol dire volare alla velocità della luce. Perché qualsiasi numero, vedi, è un limite, mentre la perfezione non ha limiti. Velocità perfetta, figlio mio, vuol dire solo esserci, esser là.

lunedì 11 maggio 2009

Ciao ciao Orologetto.


Erano quasi due anni che il simpatico orologio accompagnava i movimenti del mouse in questo blog, ho pensato che un po' di riposo non potesse fargli che bene.

Arrivederci!

martedì 14 aprile 2009

Neruda


Lo sto proprio snobbando questo blogghettino, è da quasi un anno che non scrivo più...poveretto!
Neppure 'sta volta scriverò molto, anche perchè ultimamente sono un po' titubante ad approfondire alcuni argomenti o scrivacchiare su certe idee che spesso mi ruotano attorno come pipistrelli affamati.
Non è neppure il caso di scrivere sul nostro beneamato...Silviuccio, tanto.. che altro se ne potrebbe dire?
Per questo non mi rimane che fare un regalino ad una persona che... saprà che è per lei.



Poema 20 - Pablo Neruda

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.

Escribir, por ejemplo: "La noche está estrellada,
y tiritan, azules, los astros, a lo lejos."

El viento de la noche gira en el cielo y canta.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Yo la quise, y a veces ella también me quiso.

En las noches como esta la tuve entre mis brazos.
La besé tantas veces bajo el cielo infinito.

Ella me quiso, a veces yo también la quería.
Cómo no haber amado sus grandes ojos fijos.

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.
Pensar que no la tengo. Sentir que la he perdido.

Oir la noche inmensa, más inmensa sin ella.
Y el verso cae al alma como al pasto el rocío.

Qué importa que mi amor no pudiera guardarla.
La noche esta estrellada y ella no está conmigo.

Eso es todo. A lo lejos alguien canta. A lo lejos.
Mi alma no se contenta con haberla perdido.

Como para acercarla mi mirada la busca.
Mi corazón la busca, y ella no está conmigo.

La misma noche que hace blanquear los mismos árboles.
Nosotros, los de entonces, ya no somos los mismos.

Ya no la quiero, es cierto, pero cuánto la quise.
Mi voz buscaba el viento para tocar su oído.

De otro. Será de otro. Como antes de mis besos.
Su voz, su cuerpo claro. Sus ojos infinitos.

Ya no la quiero, es cierto, pero tal vez la quiero.
Es tan corto el amor, y es tan largo el olvido.

Porque en noches como esta la tuve entre mis brazos,
mi alma no se contenta con haberla perdido.

Aunque este sea el ultimo dolor que ella me causa,
y estos sean los ultimos versos que yo le escribo.



martedì 24 giugno 2008

Moscerino


Andiamo diretti al dunque...(immaginatelo con una pronuncia un po' francese: "danc")

Andiamoci!
.....
    .......
      ..... Ecco,mi pare che il punto giusto per parlarne sia questo!
            Immaginatevi le parole che avete sempre usato: Pallone,
            moscerino, tenda..cucchiaio. Bè vi vengono in mente gli
            oggetti che rappresentano no? Il pallone, il moscerino..
            Ma passiamo al grandangolo.

Nelle varie compagnie di amici, in quell'età in cui hai gli elementi per capire tutto ma ancora l'inesperienza per essere affascinato da tutto... bene diciamo 15 - 17 anni così quantifichiamo...
In quelle compagnie c'è sempre qualche outsider, uno con qualche anno in più degli altri, magari neppure uno cosi' sveglio, ma che comunque apporta al gruppo quel po' di anni vissuti in piu'. Nel mio caso ce ne sono stati parecchi di questi "zii" ..e lo sono stato pure io, in qualche compagnietta tardiva.
Ma l'outsider per eccellenza (per dovere narrativo assurgiamone uno)..è stato un amico di mio fratello, un certo Marzo Bakkestrero (il cui nome è camuffato per privacy).
Ei fu..ed è, amico di mio fratello da sempre, da quando erano piccoli. Ha 4 anni piu' di lui ma ne ha sempre dimostrato tosto una decina in meno di quelli che ha (quindi gli si da più o meno la mia età). Un personaggio particolare che ora in un post come questo sarebbe lungo descrivere, (ma che molto bene avevo sintetizzato in un tema di quarta elementare... "Parla di un tuo amico: ...a volte si arrabbia e tira calci come un mulo"!)
Bene, per farla corta, gia' che sta andandosene la mattinata scrivendo...uno dei (vari) passatempi di sto Marzo era "perdere" il senso delle parole, di solito si cerca, ma è molto educativo, effettivamente, anche perderlo. Una parola che ricordo bene era "Cucchiaio"...e così il buon vecchio Marzo iniziava: "...Cucchiaio, cucchiaio... Belin, cucchiaio è una di quelle parole che se te la ripeti due o tre volte perde completamente senso: Cucchiaio, cucchiaio..cucchiaio e che cazzo vuol dire?"
Effettivamente ogni parola in sè non vuol dire nulla.. se la stacchi dal significato che gli abbiamo dato, non la riconduci più a quello che vuol dire.
Tutte le parole sono così, ma alcune si prestano di più. Ieri mi veniva in mente "moscerino" me la sono ripetuta un po' di volte e mi è quasi venuto il voltastomaco...mi veniva in mente tutto tranne che una piccola mosca: uno con la "R" moscia .. un Tremonti, tanto per dire, con un cerino di fianco, immagini un po' da rebus della settimana enigmistica. Oppure il soprannome di un ragazzino piccolo e curvo denigrato da tutti.

Anni fa, assieme a 'sto Marzo, trovare parole e de-significarle era all'ordine del giorno...assieme a tante altre affezioni che, per decenza, omettiamo..e il buono è che questo giochetto è spesso sfociato in pensieri di più ampio respiro.
Quindi quei 2 o tre lettori abituali provino a buttarne lì qualcuna!
(Così cerchiamo di rendere un po' più interattivo questo sonnolento blog!)

Saluti e baci!

domenica 15 giugno 2008

Specchietto per gazze ladre



Nottinghamshire, tardo millecento, protetto dall'intricata vegetazione della foresta di Sherwood, l'insaziabile vendetta di Robin Hood aleggiava come un'ombra in tutta la contea: la leggenda di un nobile decaduto e privato dei suoi possedimenti dall'aristocrazia locale che depredava i ricchi e taglieggiatori per ridistribuire tutto alla popolazione povera e ridotta alla fame dalle tasse; una vendetta "bellissima"
Così come bellissima è stata definita in questi giorni dal suo autore la tassa sui redditi delle società petrolifere, L'IRES, o meglio il suo inasprimento nei loro confronti..la nientepocodimenoche “Robin Hood Tax”, sempre come la definisce il suo autore. D'accordo già meglio che definire bellissime tutte le tasse, come aveva fatto il suo predecessore, tuttavia bisognerebbe andarci molto cauti.

Premetto che l'idea la considero buona, ero rimasto molto sorpreso ed in un certo modo contento quando la Santanchè in campagna elettorale aveva promesso un provvedimento simile nei confronti di banche ed assicurazioni.
Ma in un momento particolare come questo, per quello che riguarda il prezzo del petrolio, ci avrei pensato un po' più su prima di sbandierare un provvedimento del genere nei confronti delle compagnie energetiche.
Infatti dal momento della dichiarazione, in borsa a Milano stanno avendo un calo vertiginoso le azioni delle aziende che gravitano nel settore: Garrone, Saras, persino la semi-statale ENI (quindi anche noi stiamo rimettendoci), stanno avendo dei cali significativi che sicuramente daranno il loro contributo al rincaro ulteriore dei prezzi dei carburanti, senza contare che anche la tassa, quando e se varata, potrebbe produrre un ulteriore assestamento di prezzi verso l'alto.

Bisognerebbe, almeno per quello che riguarda l'Italia, partire dalla distribuzione, incentivare le aziende petrolifere a dis-capillarizzare le loro reti di vendita, indubbiamente eccessive. Non c’è paese in Europa che abbia un numero di distributori così elevato come qui e questo, senza dubbio, ha un costo enorme.
In Spagna, ad esempio, la benzina costa mediamente 30 centesimi meno che in Italia, distributori ce ne sono la metà e la benzina si riesce a fare lo stesso senza problemi -oltretutto loro non hanno le accise per pagarsi la guerra dell'Abissinia (1935) e per la crisi di Suez ('56) e le mille altre tasserelle un po' anacronistiche che invece qui spadroneggiano da decenni-.
Inoltre nella legislatura precedente era stato iniziato un discorso di liberalizzazione del mercato per la vendita del carburante nelle catene di grande distribuzione come Coop o Carrefour. Cosa che potrebbe essere vista come antitetica alla diminuzione delle pompe, ma che preso in un quadro generale di ridimensionamento potrebbe produrre ribassi del prezzo come successo, ad esempio, in Francia.

Comunque, a parte tutto, ben vengano maggiori tasse sugli utili delle aziende che speculano ai danni del consumatore finale, però con un provvedimento un po' più generalizzato e partendo da chi, oggi, sta veramente arricchendosi spremendo l'Italia, come le compagnie telefoniche e come dicevo prima, banche ed assicurazioni, purtroppo intoccabili perché banchiere ed assicuratore è chi dovrebbe prendersi la cura di tassarle.

venerdì 30 maggio 2008

Toh!


Già, è molto che non scrivo ...e che volete farci? ...Senilità che avanza, mancanza di argomenti..di voglia, mancanza di tempo e di estro, il non essere più una novità questo blog (e relativa) perdita di interesse...
Forse tutto e niente di quello che ho scritto, se qualcosa ho capito di come siamo fatti è che siamo come la corde di una chitarra, perlomeno io: ho bisogno di una pizzicata e suono per un po'.
E' così.. e non credo di essere l'unico, ovviamente. Tutti, chi più chi meno, sono presi a calci da questo caso così onnipresente che regola gli alti e bassi delle affezioni.
Qualcosa di evanescente, che fluttua nell'aria, un pensiero, una voce..il sapore di una madeleine ...e per un po' gioisci della vita e di quello che possiamo fare con essa. Poi, non troppo tempo dopo, il vento contrario porta ombre più cupe..ma solo per un po'!

Ora sto scrivendo: si vede che ho avuto una bella pizzicata e sto godendo della vita!
..Toh, spunta anche il sole! ed i suoi raggi che entrano in questa simpaticissima mansardina di 1 metro x 2 che svetta sui tetti di Pontedecimo, dipingono tutto con toni più vivaci ma nello stesso tempo rilassanti. Arrivano e si appoggiano nel bianco dei muri come un eco del passato...non è per nulla un concetto casuale...se c'è una cosa di cui ora mi sento certo è che i raggi che sgorgano dalle nuvole, sono la fonte della giovinezza. Una metafora della gioia di vivere dell'infanzia e che ogni tanto si riaffaccia ai nostri occhi.
Si, ora sono più giovane!

Dato che la corda vibra...si può fare il punto della situazione, che...poi, tutto sommato è superfluo; che siamo di nuovo governati dal Cavaliere.. tutti lo sanno, opinioni mie..superflue (e probabilmente già note), come va la mia vita da sposato?..chi mi conosce lo sa e gli altri ... e che je fotte? Comunque chiedano, vediamo se gli rispondo!
Poi, che altro?
...Lavoro eh.. di questo potrei accennare qualcosa; sono in una pausa di 15 giorni per il cambio di contratto, cacchio: inizio martedì ed in questi 15 giorni non ha fatto altro che piovere!

Per il resto...questo post era un piccolo armonico nella vibrazione della corda ma, in fondo, pian piano la nota si affievolisce, passa e lascia tutto come trova!

Ciao.

venerdì 12 ottobre 2007

Secondamano



Torniamo qui dopo un po' di tempo.
Forse qualcuno, quei 3 lettori abituali, lo zoccolo duro, spererà in qualche mirabolante speculazione linguistica del sottoscritto o perlomeno in un entusiasmante sequel di uno degli ormai mitici racconti di successo come "El Sapo" o "Fiamme" di Spazio Acessorio .

Bè, per questa volta desisto e trasfomo il mio antro cibernetico in un bazar. Infatti, anche se devo ancora decidere bene i termini...voglio vendere alcune cose.

I motivi sono:

1) Liberare spazio da cose che non mi servono
2) Disporre di qualche liquido in più
3) Assecondare le esigenze di qualcuno a cui potrebbe servire quello che offro.
4) Creazione di una sinergia atta alla crescita del PIL nazionale (confidando nell'effetto farfalla)
5) Altri di minor intensità emotiva

Per cui vendo:

-Motore completo (senza cambio) di FIAT 500 (anno 1971) ad un prezzo da convenire.
-Violino completo di custodia, mai usato. 60€(mmm..questo Elena non vuole venderlo).
-Chitarra Folk perfetta, marca Yamaha 75€
-Chitarra elettroacustica con doppio pickup (ponte e manico) 65€
-Penna MontBlanc con inserti in platino, mai usata con ricarica 180€
-Vecchio computer pentium...direi II, pseudofunzionante, nel senso...a volte ha anche funzionato.
-Crossover passivo - woofer tweeter, stereo, 80 watt.
-Masterizzatore cd 8x.
-Dischi in vinile di vario tipo:
   Led Zeppelin - Led Zeppelin III
   The Cure - Kiss me Kiss me kiss me
   Los Joao - Disco Samba
   Adolphson Falk - From here to Eternity
   Triumph - Stages
   Simple Minds Live - In the city of light
   Peter Gabriel - So
   Prince & The Revolution - Around the world in a Day
   Psychedelic Fours - Midnight to Midnight

-Il Mereghetti, dizionario dei film anno 2006...mai aperto (allora perchè comprato?..bè, è una storia lunga!) comunque, 20€
-Varie ed eventuali..si cercheranno di agevolare le esigenze del cliente.

Bene, detto questo, accorrete in massa a toglierci dalle pall... a .. comprare questa mercanzia, garantita dal fornitore e ad un prezzo unico...provare per credere!

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domenica 22 luglio 2007

L’incendiario



É un peccato che certi reati si paghino, spesso anche con pene più forti della propria colpa.
Lo dico perché io...una bella testata in piena faccia, prendendo tra labbra e naso, ad un certo Federico Jiménez Losantos..la darei!
Non da fargli proprio male, ma da lasciarlo un po' allibito; presentarmi sorridente, dirgli che seguo tutte le mattine la sua trasmissione, poi avvicinarmi e... Tonk!

10 minuti sono quelli che tardo per arrivare al lavoro la mattina ed in questo tempo la mia autoradio si sintonizza sulle frequenze della COPE, che altro non é che la radio della Confederazione Episcopale Spagnola. Lo so, lo so, chi mi conosce penserà: questo ragazzo va in Spagna da "progressista" (non so più come definirmi) e torna democristiano... No, assolutamente no!

Per spiegare questo fenomeno devo tirare in ballo un mio zio buonanima, che alcuni anni or sono mi diceva che tutti i giorni seguiva Studio Aperto, quando ancora Liguori la faceva da padrone.
Zio Lino, questo era il suo nome, era un comunista di quelli di vecchia data, ma perdersi il telegiornale di Italia1, gli dispiaceva un po’. Gli faceva venire parecchia rabbia sentire le minchiate che diceva il direttore/giornalista del Tg, ma alla fine era un piacere poterla sfogare tutta mandandolo a quel paese e dicendogli a più riprese quanto lo considerava idiota, senza che lo speaker, peraltro, potesse rispondere.
Gli dissi che anche io, più o meno facevo lo stesso con Liguori, ma anche con Fede, Ferrara e tutta quella schiera di personaggi venduti.
Oltretutto sentire sempre e solo quelli che hanno le tue idee non é così conveniente.

Oggigiorno, in questo mio periodo spagnolo, continuo nell'impresa con Federico Jiménez Losantos, un giornalista che ha molto a che vedere con Giuliano Ferrara; un passato da comunista e dissidente di Francisco Franco, entrato poi in polemica con i separatisti catalani (e per questo gambizzato) per poi finire a metá anni 80 nelle file (come simpatizzante) del Partito Popolare.
Da alcuni anni é il front-man della radio dei vescovi spagnoli, la seconda radio piú seguita del paese dopo la "cadena Ser" che é di tendenze piú sinistreggianti e che proprio ieri ha perso il suo fondatore, Jesus de Polanco, stroncato da una grave malattia.
Losantos tutte le mattine conduce la trasmissione La mañana ..la mattina e con la sua voce da prete sadico da orfanatrofio, spara a zero sulla sinistra, su Zapatero e su chiunque non la pensi come lui, con un turpiloquio tale che persino Sgarbi, al confronto, sembra Gigliola Cinquetti.
É arrivato a dare del "Maricòn" ossia "frocio" al segretario del Partito Popolare, perché secondo lui é troppo pacato. I giudici gli hanno persino proibito di usare alcune parole eccessivamente volgari, anche se lui non ha mai tenuto conto dell'ordinanza.
La cosa più grave che gli si può imputare, però è molto più seria. Alla fin fine parlare male, trattare male le persone, è nell’ordine delle cose, sei uno schifosello se lo fai, ma cambia poco l’entropia dell’universo.
Quest’uomo invece incita alla violenza, fomenta l’odio. Alcuni lo chiamano “L’incendiario” ed è esattamente il nome che gli avrei dato io.
Prende un argomento per l’orecchio, può essere di qualsiasi tipo, molto spesso sono notizie riguardanti l’ETA (il gruppo terroristico basco), che tra l’altro gli sarà molto grato perché il terrorismo, quello che vuole è che si parli di lui e Losantos lo sta facendo tutte le mattine su scala nazionale. Ebbene, pesca l’argomento dal suo repertorio, lo grida, lo dilata, lo fa odiare alle persone, proclama i colpevoli e li condanna, da la sua sentenza verbale: “Zapatero dovrebbe stare attento quando passeggia per strada,” ha urlato una mattina, “con tutto il male che sta facendo al nostro Paese!”
Qualsiasi argomento, anche il più sciocco diventa il caso nazionale del momento, un qualcosa per cui il cittadino deve ribellarsi e per il quale, sempre, la colpa la tiene il Presidente del Governo.
Effettivamente è esattamente l’analogo di Ferrara una voce al servizio di una qualche parte politica... in entrambi i casi la destra, anche se le due persone hanno un profilo completamente diverso, come sono diverse le destre nei 2 stati.
La destra in Spagna è molto più marcatamente nazionalista, tradizionalista e cattolica di quella italiana. Ha raggruppato in sé gran parte della vecchia dirigenza franchista ed è tendenzialmente un’accozzaglia politica tenuta insieme dal tradizionalismo. Ha molto a che vedere con quello che era la DC, ma con meno frange di sinistra, non ha mai avuto un Aldo Moro o un Zaccagnini.
Losantos appare esattamente come una “sudorazione” di questo partito: fa leva sul sentimento popolare, corporativo e nazionale delle persone, le sue orazioni sono piene di detti e proverbi contadineschi e di quartiere, per ottenere consensi immediati: come si può dar torto alla saggezza popolare?

Molti dicono che il clima di oggi in Spagna sia molto simile a quello che c’era negli ultimi tempi della Repubblica, quello che ha portato alla Guerra Civile.
Io ovviamente allora non c’ero, così come non ero qui 10 anni fa, non posso fare comparazioni, ma quello che vedo è che il livello di tolleranza tra le due visioni è davvero basso, i vari movimenti separatisti sono più rivendicativi che mai e vengono presi come pretesto di scontro politico, inoltre le innovazioni di Zapatero non vengono assolutamente digerite dalla parte più conservatrice e cattolica della popolazione.
Fortunatamente il fatto che oggi la Spagna stia avendo sviluppo economico fortissimo e che ci sia un’Europa alla quale tutti sentiamo di far parte, fa sì che non si accendano tutte le micce disseminate dai vari Losantos e che, tutto sommato, le parole forti della mattina, siano raffreddate dai molto più seguiti programmi del “corazòn”.

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giovedì 12 luglio 2007

San Fermín


Sono i giorni di San Fermín, de la Fiesta e degli “Encierros”.
Pamplona, il capoluogo della Navarra, nel nordest della penisola iberica diventa il fulcro della cultura tradizionale spagnola o meglio del suo lato più sanguigno e che più la caratterizza all’estero; quello delle corride.
Ogni mattina, per una settimana, nelle vie della città si celebra l’encierro, ossia una cavalcata che inizia nei corrales dove i tori passano la notte e percorre più di 800 metri nel lastricato delle calles di Pamplona per arrivare fino alla plaza de toros, dove vengono rinchiusi i tori(da qui encierro) fino all’ora della corrida.
Se non fosse che davanti a quelle bestie ci sono migliaia di persone che corrono e molte delle quali vengono amorevolmente incornate dagli animaletti, questo spettacolo non avrebbe quel gran seguito, ma stando come stanno le cose, é uno dei momenti “culturali” più seguiti in Spagna, persino le corride che si svolgono nel pomeriggio, alla fine, passano in secondo piano.
Ma la festa comprende tutto e tutto é un compendio al toro e a chi lo riesce a sfidare e ad averne la meglio.
Una prova di forza che ha le sue radici nell’antica Roma nei suoi spettacoli pubblici e che ancora oggi, in epoca di rete mondiale, di globalizzazione o detto meglio.. di “plastificazione” di tutto ciò che ci circonda, da ancora un senso di appartenenza selvaggia alla terra che ormai é davvero lontano dalla nostra vita quotidiana.

In questo clima di fiestas de toros , di encierros e desencierros, un paio di giorni fa, le ruote della mia bicicletta hanno girato un po’ per le campagne che attorniano la valle del Tietar, un fiumiciattolo che scorre a cavallo tra le province di Avila, Madrid e Toledo, ossia nel bel mezzo delle due Castiglie.
Sono giornate di un’estate ancora un po’ primaverile; l’aria si rinfresca ancora molto di notte ed il sole non ha ancora completamente arso il verde delle praterie.
In questa atmosfera che invita all’attività fisica, l’altra sera ho iniziato a percorrere la stradina che dal paesino scende fino al rio, seguito da Elena che però ha preferito muoversi con il motorino, data una slogatura del piede (!)
Avevamo deciso di arrivare fino ad alcuni trogoli che si trovano a qualche chilometro di distanza risalendo per uno sterrato piuttosto lungo e quasi piano che attraversa un paio di paesotti.
Arrivati al bivio per Navahondilla, dove c'è la sede del comune, abbiamo proseguito ancora per un centinaio di metri, ma dietro ad una curva e completamente nel mezzo del nosro cammino si stagliava un’orda di tori ruminanti e malintenzionati, perlomeno d’aspetto piuttosto minaccioso.
Abbiamo deciso quasi all'unanimitá (io ero indeciso) di non proseguire ed abbiamo dirottato per la chiesetta di Navahondilla. Da quel punto parte uno sterrato che avevo percorso già un’annetto fa, un cammino che unisce Navahondilla alla frazione di Navahonda e passa per dei pascoli con una vista sulla valle imperdibile, soprattutto al tramonto. Il motorino non puo’ percorrere quella via e così mi sono avventurato solo.
Effettivamente, malgrado fossi partito già un po’ stanco, quella strada, la bellezza della natura e l’atmosfera fresca del tramonto, mi stavano restituituendo gran parte delle forze, mi sembrava di avanzare piuttosto velocemente e di respirare sempre meglio.
Peró la strada non la ricordavo così bene ed ai luoghi familiari ho iniziato a lasciargli qualche chilometro di distanza. Ma volevo continuare, d’altronde anche se salivo un po’ troppo, sicuramente ci sarebbe stata una strada che porta al paese.... ma arrivato quasi sul cucuzzolo, c’era la seconda mandria di tori, sempre in mezzo alla strada ed il primo di loro non aveva nient’altro da fare che guardarmi storto. Neanche da dire; la mia bicicletta ha cambiato direzione da sola.
Ora...non è che io abbia una paura particolare per quelle brave bestie, ma non le conosco così bene, non so se quel guardar male significhi qualcosa di negativo oppure sia un modo per manifestare la propria stima.. nel dubbio, in quell’occasione, ho voluto ripercorrere i miei passi e trovare la strada giusta più a valle. Ed in effetti alla fine era molto più a valle ed era un po’ mimetizzata da qualche arbusto che toglieva la vista salendo, ma non scendendo, percio’ preso il sentiero mi sono ritrovato nella via dei pascoli. E come dice il nome, arrivato in cima alla costa e proprio in mezzo alla strada, c’erano quei simpatici pachidermi neri a pascolare.Cavolo, che mi debbano bloccare tutte le strade mi sembra una cattiveria da parte loro!!!..In più stava rabbuiandosi.
In un primo momento ho cercato di passare dai prati, ma non era conveniente, loro vanno piuttosto lesti in mezzo all’erba ed in più poco più in basso ce n’era un altro bel gruppetto, così ho deciso: gli passo in mezzo! D’altronde perché avrebbero dovuto incornarmi?
Poi, non l’avevo visto subito data la mia vista non del tutto aquilina, ma in mezzo a loro c’erano dei cavalli che brucavano tranquillamente l’erbetta quasi muso a muso con i tori...allora non c’era dubbio non avrei corso nessun pericolo.
Il primo gruppo di torelli, neri ed enormi, al mio passaggio si era spostato, bene, mancavano un paio di tori e poi rimaneva solo il gruppo di animali misti.. quindi più tolleranti. Passato il secondo gruppo, avvicinandomi ai cavalli, si iniziava a palpare nell’aria un po’ di agitazione, i cavalli al mio passaggio, hanno iniziato ad impennarsi e nitrire come impazziti, al che tutti gli altri cavalli, anche quelli più distanti hanno cominciato a correre in giù per il prato lasciando soli una decina di tori a guardarmi, sconcertati ed agitati...Non so bene che possano aver fatto dopo, se hanno corso anche loro dietro ai cavalli, se mi sono venuti dietro, se sono rimasti fermi a mangiare, non so, so solo che in un paio di minuti ero a Navahonda e che faceva molto più caldo di prima.

Questo è stato il mio primo san Fermin in Spagna e senza volerlo, l’ho proprio festeggiato col toro e fortunatamente l’ho passato incolume, all’encierro di questa mattina, a Pamplona, ci sono stati sette feriti gravi, tra i quali un messicano, un tedesco ed altri di varie nazionalità.
L’italiano, per questa volta, l’ha scampata.

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venerdì 6 luglio 2007

Mah!



Che l'operato del governo Berlusconi rasentasse il grottesco, questo era sotto gli occhi di tutti, persino all'estero gli umoristi avevano di che guadagnarsi il pane nel calderone della politica italiana, ma con l'andare dei giorni questa cappa di grottesco si sta sollevando sempre piú e lascia intravedere quello che é stato realmente il regime della destra berlusconiana.
D'altronde a chi non gli era arrivato l'odore giá nel lontano 1994 di quello che sarebbe potuto succedere? Bene, io questa puzza la sentivo eccome.
Oggi sappiamo delle intercettazioni telefoniche e degli atti di spionaggio da parte del SISMI a danno della Magistratura italiana, ed é delle ultime ore la scoperta di un dossier, con tanto di nomi in codice stile Unione Sovietica anni 60 e riferimenti a 007 stranieri, commissionato dalle destre sempre al SISMI e che tratta di una presunta cospirazione ad opera dell'allora capo di Stato Maggiore dell'areonautica, Tricarico, ordita per affondare il governo Berlusconi.
Per inciso, il dossier sembra edito da un bambino di 3 anni.
Articolo Repubblica
Per non parlare delle vicende G-ottesche del 2001 che pian piano affiorano e che fanno capire quanto si preannunciasse zelante il governo che si era appena insediato.

Per fortuna siamo scampati da questo brutto incubo, siamo stati lo zimbello politico d'europa e questo era solo il velo comico che rendeva il nostro premier e la sua compagine, in un certo modo, innocui agli occhi di molta gente, persino a quelli dei suoi colleghi/avversari della sinistra.
...Scampati... effettivamente ho usato una parola un po' grossa, dobbiamo ricordarci che il nostro parlamento é comunque pieno di gente incapace (nella migliore delle ipotesi) e messa li solo per fare numero e che di politica non ne sa nulla (anche qui, nella migliore delle ipotesi).
In piú ...e questo é effettivamente un problema grande, siamo arrivati alla politica delle promesse, o meglio, siamo ritornati, perché é esattamente quello che succedeva negli anni 50.
Il problema é che oggi l'unica cosa che rimane nell'immaginario del politico non é quella di come ricostruire l'Italia del dopoguerra, ma dare dei "contentini" al cittadino risolvendo parzialmente qualche tema dello sventolatissimo "programma", senza risolvere i problemi gravi che ormai stanno diventando cronici nel nostro paese.

-Riforma delle pensioni
-Riforma elettorale
-Sblocco delle infrastrutture.
-Riforma sanitaria
-Emigrazione
-Riforma dell'istruzione
-Lotta all'evasione

Questi sono solamente alcuni punti, ma per risanare l'Italia si dovrebbe prendere in mano il vocabolario e cominciare dalla A (A, Abate...) …e non bisognerebbe neppure aspettare che lo facciano per noi i vari Follini, Pecoraro Scanio o Bondi.

venerdì 22 giugno 2007

Dentacci




Ahi ahi ahi!!!
Mi fanno male i denti!
D'altronde ogni un po' di mesi é cosí.. passa un po' di tempo nel quale credo che per qualche miracolo si siano risanati e poi arriva il giorno che capisco che.. no, proprio no!
Non la notte passata, quella prima, probabilmente avevano disseminato di galeotti la mia bocca a tirare mazzate sulle gengive e in quel mentre l'immaginazione mi si confezionava un po' come un sogno e davanti al mio letto c'era un veterinario, di quelli che ammazzano i cavalli zoppi e lo supplicavo di spararmi.. ma lui rideva e mi dava bicellate nei denti.
Passerá.. ora con 2 giorni di antibiotico e 4 di Ibuprofeno, non é cambiato quasi nulla, solo che il dolore é un po' piú sparso ma anche un po' meno pungente..ma sono fiducioso; verrá il veterinario a sopprimermi!

Questo per dare il giusto contorno alle parole che seguiranno.

Bene..il matrimonio (di cui in veritá non ho parlato molto nei post precedenti) é passato da ormai 20 giorni, tutti i preparativi di mesi ci sono volati in una giornata che in piú si é fatta piuttosto corta ..ma devo dire che é andato tutto molto bene, oltre le nostre aspettative e sembra che siano rimasti tutti contenti.
I miei parenti e amici che sono venuti dall'Italia hanno avuto anche un valore aggiunto al matrimonio in sé; il conoscere una cittá nuova e piuttosto affascinante, avendo anche avuto modo di conoscersi fra di loro e stringere qualche amicizia.

Il viaggio in Messico...quella, fra tutte, é stata la cosa piú azzeccata, a parte il "piccolo" problema della rottura dell'aereo al ritorno (ehm..si é spaccato l'asse della ruota davanti mentre decollavamo!) per il quale siamo dovuti rimanere un giorno in piu' li. ..ma il "li" in questione era un albergo a 5 stelle, "todo incluido" a Cancun (con le tipiche piscine infinite, palme, Chiringuitos e ..mar dei caraibi)...quindi , perlomeno io ed Elena, lo abbiamo preso positivamente, gli altri 448 naufraghi dell'aereo, invece, protestavano nella hall...idioti!
Ma gli altri giorni, quelli che abbiamo pagato, li abbiamo passati nella foresta del Quintana Roo, nella penisola dello Yucatan o meglio in un albergo immerso nella jungla (con tutti i suoi simpaticissimi animaletti) e con una spiaggia di sabbia bianca e finissima ad una trentina di km a sud di Playa del Carmen, il nome del complesso é Palladium e noi eravamo nella parte denominata Kantenah.

Abbiamo fatto anche parecchi giretti nei dintorni, alle rovine maya di Tulum, Cobá e Chichen itzá, stupende, ognuna a proprio modo. Tulum per la posizione, in riva al mare ed in cima ad una scogliera attorniata da prati e palmeti ed intervallata da calette di sabbia bianca, Cobá per le rovine che spuntano qua e lá per la foresta, dove si riesce ancora ad intendere l'effetto che la loro scoperta puo' aver fatto agli esploratori. E Chichen Itzá, che non ha bisogno di troppe presentazioni.
Siamo andati a vedere anche parecchi altri posticini; un "cenote" in piena jungla, dove ci siamo tuffati (io di testa), la citta di Valladolid, dove si respira ancora un po' dell'aria coloniale spagnola, Xel-Ha, un parco acquatico naturale, dove abbiamo passato la giornata a fare snorkeling e vari altri posticini (..'nsomma!).
Dopo tutto 'sto Caribe e con un giorno di ritardo, siamo passati per Genova, dove pioveva, ma un pomeriggio siamo anche riusciti ad andare al mare (ad Arenzano).

Bene, tutta 'sta bella vacanzetta ora é finita ma, come giusto, non é finita completamente, rimane dentro di me e credo anche di Elena, come una componente del nostro organismo, esattamente come un osso o ..un dente (cacchio!) e, nel mio caso, si sta tramutando in una voglia di viaggiare molto piu' forte di quella che gia' avevo...spero solo che il futuro, il lavoro, e i vari impegni e impedimenti che avremo, ci lascino quei 20-30 giorni all'anno (perlomeno) per andare a conoscere un po' meglio sto simpatico mondo.

Mah.. chissá se dal prossimo post riusciro' a scrivere qualcosa di un po' piú interessante?!? ..anche "El sapo" non sembra aver avuto quel grande successo!
Ah a proposito, vi piace l'orologetto/puntatore che ho inserito?..E' un po' timido, non scende in giú per le pagine del blog, rimane ad aspettarvi in cima...ma é li, non scappa!

Saluti a tutti.

lunedì 28 maggio 2007

El Sapo


Ultimamente, quasi ogni sera lascio che le mie gambe si sgranchiscano un po' con una corsetta, dopo una giornata di lavoro senza quasi muovermi, é il meno che possa fare per non che mi si atrofizzino definitivamente.
Ieri era la volta del monte del Pilar, un parco tra Pozuelo de Alarcón e Majadahonda, alle porte di Madrid.

Sono giorni di pioggia ma verso le 6 della sera, ieri, sembrava promettere tempo un po' migliore. Così dopo essermi cambiato in macchina, ho iniziato a correre inoltrandomi per i sentieretti della collinetta, cercando di evitare quelli che più che pozzanghere erano dei veri e propri laghi con tanto di girini e piante acquatiche.
Lasciato il ponte sulla M40 effettivamente si é catapultati in un mondo parallelo, la cittá sembra lontanissima, per un buon pezzo, si, si sente ancora il rumore dell'autostrada ma fatte un paio di curvette e altrettanti rettilinei, regna il tipico rumore silvestre, che poi é un silenzio intervallato dal fruscio del vento tra le foglie degli alberi e pigolati sporadici di qualche uccello canoro.
Gli alberi dei boschi della meseta centrale spagnola sono piuttosto radi ed il sottobosco é quasi del tutto inesistente, eccetto qualche arbustello sparso. Questo tipo di vegetazione da la sensazione di essere un artefatto, anche se poi ti rendi conto che ovunque vai, da Valladolid a Granada, da Toledo a Saragozza, i boschi sono tutti così.

Nel parco non c'era assolutamente nessuno, neppure il padre della mia ragazza che una sera su due ha l'abitudine di farsi quei 4 o 5 km di passeggiata fino al limite comunale di Pozuelo.
Di sicuro la serata uggiosa che era, non invitava nessuno a sgambettare per quelle lande e per convincermi che la maggioranza, a volte, ha ragione, arrivato quasi al fondo del parco, nel punto più distante dalla mia macchina, ha iniziato a piovere! ...Cazzo!

Bene non era poi così grave, le prime gocce danno fastidio, poi ci si abitua e si spera che, bagnato per bagnato, perlomeno venga giù un acquazzone da romanzo, ma ieri ha solo piovigginato.
Comunque per paura di fulmini e di raffreddori ho cambiato rotta e la mia corsa ha preso la direzione che nel gergo dei miei pensieri di ieri si chiamava "Gabbia di Faraday, asciutto".
Andando pensavo a come cambia l'ambiente cambiando la direzione di marcia, malgrado ora andassi verso sud e piovesse, il bosco mi sembrava molto più chiaro. Alla fine ho capito che per via del vento che tirava da nord a sud la parte delle foglie che vedevo era quella inferiore, solitamente più chiara, mentre all'andata mi si mostrava l'altra faccia.
Ho saltato un paio di pozzanghere che all'andata mi sembravano piú piccole, non per la pioggia, ma probabilmente per un po' di stanchezza che stava giungendo.. erano passati quasi 40 minuti da quando avevo iniziato a correre.
C'era un altro paio di laghetti a pochi passi da me, dove il sentiero si restringe e non puoi fare altro che saltarli uno di seguito all'altro. Quasi al limite di staccare la falcata decisiva, da alcune foglie nel bordo tra i due specchi d'acqua, un'enorme palla verde con 2 zampe rette dietro di sé, saltando ha fatto irruzione nel mio campo visivo ed emotivo, tanto da farmi sbilanciare nella corsa, finendo con i piedi completamente in acqua.

Era un rospo, il piú grande che avessi mai visto ed era atterrato nella striscia di terra in mezzo alle 2 pozzanghere. Apparentemente mi guardava.
Uscito dalla pozzanghera sentivo i piedi scivolare dentro le scarpe fradice, ma ricordavo un metodo usato da alcuni miei amici quando eravamo piccoli, infilarsi delle foglie nelle scarpe per avere piú presa tra la pianta del piede e la suola.
Il rospo sembrava scrutarmi attentamente durante l'operazione, lo guardavo negli occhietti rotondi e neri e sembrava ricambiare lo sguardo verso i miei, dondolava un pochettino e di tanto in tanto emetteva un rumore piuttosto cupo, sembrava che dicesse: "Bah!"
Ripresa l'impostazione da corsa, ho cercato di saltare i laghetti dal lato opposto rispetto al rospo, ma questi con 2 balzi si è messo di nuovo nella mia traiettoria.
Non sono finito di nuovo in acqua per un pelo. Quell'ammasso di foruncoli verdi continuava a guardarmi e ora, sembrava, con fare molto minaccioso.

"Rospetto, vedi di lasciarmi passare eh!" Questo l'ho gridato, non nascondo, con un po' di paura.

A questo punto si è messo a lato, sembrava avermi inteso, però in quel momento ho pensato che si fosse spaventato per il mio urlo. Così ho saltato, il primo, il secondo laghetto e prima di riprendere la corsa ho dato di uovo uno sguardo al rospo; mi guardava.

"Ma che vuoi?..idiota!"

"Yo te dejo pasar, ma ora vedi tu se continuare o no...Sapo que habla es muy raro, no?"

Che brutti brividi ho avuto! Aveva ragione: un rospo che parla é una cosa un po’ strana.
...Una cosa è pensarlo o vederlo alla televisione, sai che è un montaggio e non ti fa nessun effetto, è tutto finto! Ma vederlo li, un rospo, proprio come quelli che da piccolo trovavo sotto la base di cemento dei paracarri ...a parlarmi: era qualcosa di agghiacciante. Poi come mai mi parlava anche in italiano? ...Stavo sognando!
Mi si è avvicinato con un paio di salti ben calibrati: “Ven conmigo!”
“Perché?” Mi sono azzardato a chiedere.
“Perché ci sono alcune scelte da fare nella vita, questa forse è la più complicata.
...Per te cosa vuol dire scegliere?”
Mi era capitato un bel rospetto filosofo.
Ma, malgrado non mi andasse molto intrattenermi con un rospo, soprattutto con quel tono saccente ed inquisitorio, ho risposto.
“Scegliere...bè..se hai alcune possibilità, scegliere è fare una cosa che preferisci ad un’altra.”
”Ah si? E tu preferisci ad un’altra, una cosa che deve ancora succedere? Quello non è scegliere, quello è azzardare! Ora io ti propongo una scelta reale, tu saprai di certo la conseguenza di quello che avrai deciso.
So che hai in programma di sposarti la prossima settimana... Mi dispiace dirti che non ci arriverai. Se te ne vai, se non stai a sentire quello che ho da proporti, morirai non ti sarà possibile evitarlo, un fulmine si scaricherà su di te, magrado tu possa pensare di scegliere il percorso diverso da quello che avresti fatto..sará proprio quello che era destino che facessi, quindi, si quieres, seguimi y te cuento!”
..E l’ho iniziato a seguire.

Saltellava davanti a me, in modo autoritario, scendevamo la costa verso una piccola radura, nel frattempo un fulmine si stava scaricando su un albero un centinaio di metri sopra di noi, nel sentiero.

”Eso era el tuyo!”
“Quindi sono salvo?”
“Salvo? Non è detto che si sia salvi se non si muore...comunque qui le cose non si muovono in termini di salvezza. Vorrei raccontarti una cosa.”

Intanto stavamo raggiungendo un recinto d’acciaio dove il simpatico “sapo” mi ha fatto cenno di sedermi su alcune pietre, mentre la pioggia continuava a scendere piuttosto fitta ma senza infastidire eccessivamente.


[Continua...]

El Sapo II


“Vedi, esattamente tra 10 minuti, nel punto dove sei seduto cadrà un altro fulmine. Tu ora penserai: Perché prima mi salva e poi mi riporta nella stessa situazione..?”

In quest’attimo, proprio mentre una scarica elettrica squarciava il cielo sopra i “mostri” di Madrid, mi sono reso conto che quello che stavo vivendo non era per nulla un sogno. Malgrado l’atmosfera fosse totalmente onirica e stessi intrattenendomi con un rospo, che a quanto pare la sapeva lunga, ho sentito come se alcune parti di me, che da un certo momento della mia vita si erano allontanate, dandomi una leggera sensazione di “non esserci”, ebbene, era come se si fossero ricompattate su di me. Ho sentito come un’implosione seguita da un brivido lungo tutto il corpo.
Ricordavo tutto, tutto quello che é stata la mia vita, anche il piu’ piccolo particolare. Una sensazione bellissima, ma anche terribile. Ogni piú piccola sofferenza passata la sentivo come se non fossero passati neanche 5 minuti da quando era successa.
Peró bastava non pensarci e i mali sparivano.
Ero in quel bosco, presente piú che mai, avevo chiaro davanti agli occhi quello che, entro poco piú di una settimana mi sarebbe successo, un percorso iniziato da quasi due anni e che mi ha portato qui a Madrid per seguire quello che dal primo momento che mi si é prospettato l’ho visto come il mio futuro: passare la vita assieme alla persona che ho sempre cercato.

Peró ora avevo il “mio” rospo che mi proponeva qualcosa che alcuni anni prima animava i miei desideri piú profondi e che, ancora oggi, in qualche modo, oscurava parte del mio animo.

“..Ti ricordi..prima, parlavamo di scelte. Vorrei che tu scegliessi tra la vita che stai vivendo ed un’altra, sempre la tua, ma rivissuta da capo.”

“Che?”
“....Da capo!”
“Ah!”
“Credo che non ti suoni proprio nuova quella del tornare indietro, no?”
“..In effetti..!”
“So che hai scritto qualcosa a riguardo.. un po’ di anni fa, é un tema che ti é sempre interessato e ti ha anche fatto sentire piccolo nei confronti di quello che é la tua conoscenza e quello che é.. o per te potrebbe essere, la veritá ultima delle cose.”

Nel frattempo la pioggia si stava infittendo ed il mio interlocutore aumentava di frequenza il battito delle sue palpebre in maniera sempre piú assimmetrica per il fastidio che gli davano le gocce sugli occhi.

“Bene, sai cosa voglio dire? Rinascerai... e potrai aggiustare molte cose perché sarai ad un altro livello di coscienza, saprai qualcosa, avrai un’istinto che ti permetterá di farlo..capisci ora cosa sono gli istinti, no?”

“...Me lo spieghi meglio?”

“Certo.. certo! ...Iniziamo con questo :tu non sei speciale. Tutti hanno il prorprio “sapo” ..puó essere il nonno che ti appare in sogno o un vento che sembra sussurrare qualcosa...tu hai il rospo!
Malgrado quello che puoi pensare..quasi tutti scelgono di rinascere, anche i piú ricchi, quelli che hanno avuto piú meriti e riconoscimenti, capi di stato..tutti.
Hanno sempre l’idea di poter migliorare e cosí é.. peró ovviamente.. la vita prende vie differenti e nessuno arriva mai al punto dove era quando ha fatto la scelta di tornare indietro.”

“Ma quello che mi stai dicendo é che alla fine anche la scelta con la A maiuscola che mi proponevi tu é un azzardo? Non sai esattamente dove arriverai.”

“Non sai dove arrivi, ma sai che potrai cambiare qualcosa.. pensa a tuo padre!
...Nel frattempo ti avviso che manca un minuto!”

Mio padre...ricordo la mia avversione al fumo, fin da quando ero piccolo non sopportavo neppure la vista di un pacchetto di sigarette, chissá da che mi era arrivata quella sensazione. Non sopportavo l’odore, non ne sopportavo l’idea e non sopportavo che mio padre fumasse.
Quanti pacchetti gli ho fatto sparire! Ma tutto questo non é servito a nulla.

Mancavano 10 secondi..5...il rospo restava in silenzio a guardarmi, 1 secondo.. non so per quale forza, il piede sinistro si é puntato a terra facendo volare il resto del mio corpo a parecchi metri da quelle pietre, mentre un’enorme fascia di fuoco ed energia si scaricava nelle griglie dove poco prima appoggiavo la schiena.
Probabilmente il rospo aveva calcolato male qualcosa perché é riuscito sí a saltare, ma non senza bruciacchiarsi le zampe posteriori.

“Porcaccia miseria, devo aver sbagliato qualcosa..!!!”
“Bé si! ...senti ho capito qualcosa...”
“Sentiamo!”
“Questa é la mia seconda prova, vero?”
“Interessante, continua..”
“So che per tutta la mia vita.. ho avuto qualche istinto piuttosto forte che mi ha portato ad alcune scelte..uno di questi istinti é sempre stato contro il fumo.. non potevo farci nulla per quello che é successo, vero?”
“Possibile”
“Perció dove sono oggi, il punto a cui sono arrivato ora, in questa vita..la scelta di oggi..bé si, ho come l’impressione di esserci giá passato...e...”
“Proprio così...avevi scelto di rimanere seduto.”

Il rospo parlava quasi completamente immerso nell’acqua, spuntavano solo gli occhi e la bocca.
“Quanto mi brucia..tu non sai!”

“..E sono arrivato esattamente allo stesso punto... com’é possibile?”
“Eh.. c’est l’amour!”

Le ultime parole le ha pronunciate con la bocca per metá sommersa, producendo piu’ bolle che suono.
Da quel momento non l’ho piú visto.

Ho ripreso a correre, incredulo, iniziando giá a pensare che quello che mi era successo fosse un’allucinazione.. ma forse non lo era!
Quell’estate di 2 anni fa, quella notte un riflettore colpiva una faccetta sconosciuta..ma giá la conoscevo.
...Capisco ora che quella luce aveva la stessa forza del mio odio per il fumo.

In pochi minuti ho raggiunto la mia gabbia di Faraday e nell’aria secca e calda che usciva dal condizionatore aspettavo la conferma: “Il vestito da sposa mi sta benissimo!!!”

lunedì 30 aprile 2007

Hacia El Pardo.



Questa si apre come una buona giornata, un giorno, per me, lavorativo in mezzo ad altri di festa. Si, effettivamente non faccio il ponte, ma questo é positivo gia' che con il lavoro di oggi si scandiscono meglio gli altri giorni di riposo (due a Madrid) e poi..qui dove sono, la parola "lavorare" forse é un po' grossa!

In effetti non ho fatto un gran resoconto sul dove siamo arrivati in questa "temporada" madrileña.
Parlare di me, effettivamente mi pesa un po'. Non lo faccio di persona e malgrado abbia iniziato a scrivere questo blog, non avevo una grande intenzione di farlo neppure qui, perlomeno non in forma di diario. Ma poi si sa: quando hai una finestra sul mondo e soprattutto quando il tuo solito mondo é un po' distante come nel mio caso..bene questo diario di bordo aveva avuto un suo inizio ma ora, a ben vedere é da dicembre che non lo aggiorno.

Lo faccio qui in due righe.

Mi sono licenziato dal lavoro precedente a fine gennaio. Avevo cercato di farlo prima ma si vede che alla Vaillant c'era poco personale, mi hanno chiesto di rimanere perlomeno fino alla fine di quel mese.
Ad inizio febbraio, per una decina di giorni sono tornato a casa, a Genova, poi sono ri-tornato in Spagna scalpitante e alla ricerca di un nuovo lavoro. Devo dire che ho passato piu' o meno 15 giorni a fare i colloqui piú spampanati, ma alla fine ho trovato un simpatico impiego proprio come quello che andavo auspicando da un po' di tempo: un posto dove non si facesse nulla, in un ufficio e vicino a casa.
Bene, lavoro alla France Telecom per una ditta esterna, nel mantenimento di una rete di stampanti a livello nazionale.. la presentazione potrebbe far pensare a qualcosa di pazzesco, ma il mio compito é quello di stare attaccato allo schermo di un computer (come ora) a vedere che tutte le stampanti da Bilbao fino a Cadice funzionino correttamente.
Adesso sono qui da due mesi e sembrerebbe che mi vogliano contrattare in modo indefinito (o cosi' dicono!)

Bene il lavoro é questo... ma, cosa di cui non avevo ancora parlato in questa sede.. mancano poco piú di 30 giorni al mio matrimonio, 32 per la precisione.
Bé so di non avere quei grandi lettori e so che tutti quelli che ogni tanto bazzicano per queste zone già lo sanno, ma..bé, diciamo, in un'epoca di rete globale, un annuncio ufficiale on-line a tutto il mondo (anche se poi si risolve in quelle 3 o 4 persone che a volte capitano nel blog)..bé mi sembra una cosa simpatica.

Matrimonio.. ancora non riesco ad immaginare bene quel giorno.. si, a volte l'ho sognato, ma, come di rigore, ho solo avuto incubi: che il testimone non arrivasse, che la mia futura moglie pensasse all'ultimo momento che per lei fosse meglio un altro, ma a parte l'immaginario notturno non sto avendo quelle grandi preoccupazioni; il tempo scorre placido verso il futuro e chissá cosa mai ci riserverá.
O meglio, qualcosa sembra essere certo: l'Italia.
Dovremmo tornare verso agosto, tanto da avere il tempo per prepararci a svernare senza grandi problemi, per il resto, malgrado un certo pessimismo endogeno, vedo tutto piuttosto ottimisticamente.

Per quanto riguarda il titolo del post, non ci saranno tanti a domandarsi i significati reconditi di quello che puo' voler dire, ma per quei pochi lo svelerò qui: El Pardo non è altro che una serie di collinette con prati, boschi e animaletti alle porte di Madrid, ed è il luogo dove tra un mese qualche prete mi chiederà di giurare qualcosa.

Detto questo... un saluto, che ho da lavorare!!!

mercoledì 4 aprile 2007

574.8 km/h

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domenica 18 marzo 2007

Nihil.


Mi sembra che questo che è passato sia stato il periodo più lungo senza scrivere nulla su questo simpaticissimo blog.
Si, devo ammettere che la conversione da vecchio blogger a nuovo, mi ha impigrito parecchio; prima di effettuarla ci ho pensato un po' ed il vecchio account non mi permetteva più di accedere per scrivere articoletti.
..E alla fine, poi, la vena scrittoria anche lei si è piuttosto ridimensionata ..forse anche per via del tempo. Non che ora abbia una vita così intensa di avvenimenti, intendiamoci, ma il solo fatto di dover far fronte alle mie faccende domestiche, lavorative, amministrative e sociali in terra straniera ..mi occupa molta RAM.

Ma ora, Domenica mattina, giornata di sole e con un po' di tempo a disposizione, vorrei raccontarvi di un viaggio in treno, che non c'è mai stato e verso luoghi che non sono mai esistiti.

Un albero di rovere ed un ippocastano, poi un po' più a destra una grande vasca per l'irrigazione e campi, campi fino all'orizzonte e qualche paesello sparso.
Dietro di me la stazione, il mio paese e le colline e in lontananza le fasce d'aria rarefatta della cittá. Il treno stava arrivando alla mia destra e l'odore del caffè di tutte le mattine stava svolazzando nei mulinelli di vento, che annunciavano la primavera con leggere tonalità di mandorlo.
Pensavo alle parole di mia madre di quella mattina prima della mia partenza , frasi come; "Se c'è vento tappati il collo!" o "Quando arrivi telefona!" le stesse di quando avevo 18 anni.
Se da un lato è confortante sapere che quello che hai attorno, in fondo, non cambia, dall'altro se sto prendendo questo treno è per questo motivo, ma anche e con più forza, per il suo esatto contrario.
Una decisione presa soltanto una settimana fa e programmata nel tempo necessario per lasciare il lavoro, congedarmi dagli amici e chiudere alcune cose in sospeso da tutta la vita, come rispondere ad una lettera di una vecchia amica lasciata, poi, sui vasi della sua finestra.
E cosi' oggi sono qui, con un bilgietto e tre cambi di treno programmati per arrivare fino al lago, poi scarpe da ginnastica e cioccolata per raggiungere il paesino di pescatori nella sponda opposta a dove passa il treno.

I nuovi binari e la recente elettrificazione della linea rendono il viaggio davvero piacevole, i campi e le case sembrano scivolare in una discesa infinita fino che la stazione successiva non metta di nuovo in bolla la linea dell'orizzonte.
Occese, Castrutto e Polimeni le salta, con mio stupore, essendo paesi anche più grandi del mio, ma comprensibile per via della linea seghettata del confine della provincia; guardando l'orario, i treni della mattina che vanno nel senso opposto si fermano, così come quelli della sera col mio stesso senso di marcia.
Meglio per me, ogni fermata è un ripensamento, un istinto a scendere dal treno e tornare a casa, una proiezione delle mie future nostalgie per il mio letto, per la camera, gli amici, la bicicletta.
Ma il treno in movimento mi conforta così dolcemente che non può che portarmi nel posto giusto. Anche il primo cambio mi da la stessa sensazione, il treno è ad alta velocità ed i 300km/h e le poche fermate aumentano l'ottimismo rispetto al mio viaggio.


L'ultimo treno era un locale, le sue carrozze erano il vanto del regime, ma alla mia vista erano solo dei vecchi pannelli arrugginiti appoggiati sui carrelli.
La locomotiva era un diesel e neppure molto ben regolato: nelle vetture non si poteva respirare per la scia di gasolio incombusto che entrava dalle varie fessure dei pannelli e da alcuni vetri rotti.
In questa parte del viaggio ho pensato a Beatrice, mia ragazza per quasi 6 anni fino a 2 settimane prima, fino a quando qualcosa nella sua testa non ha più funzionato e dopo aver dato la buonanotte ai genitori ha deciso di avvelenarsi con degli psicofarmaci.
Non ha lasciato nessuna lettera, nessuna spiegazione, perché effettivamente non c’era nessun motivo.
Mi era chiaro che viaggiassi per allontanarmi dall'idea di essere stato dentro ad una tragedia e non averla odorata, dalla tristezza che mi da la pazzia, dai ricordi svuotati, dal non capire. Non avrei più voluto pensarci ma il rumore delle ruote sulle giunture dei binari batteva i minuti al contrario, disossava la tristezza dal profondo e la sbatteva sui finestrini e sull’immagine di quell'enorme conca d'acqua che pian piano stava avvicinandosi.
Il lago era li, sotto ai miei occhi, enorme come non mi era mai sembrato, con le sue sponde piene di lillà e glicini...Il pitosforo nei giardini come verde protezione ai giochi dei bambini, gli alti cipressi ed i pioppi dei viali che percorrono le collinette gialle di ginestre e verdi attorno al lago.
Nell’altra sponda si scorgeva appena il paesino che ancora oggi è la mia casa.
A quel punto mi era ancora più chiaro lo scopo di quel viaggio; nascere!

Forse un giorno tornerò indietro, ma per ora l’acqua blu dai riflessi smeraldo mi regala l’oblio che cercavo, i pesci mi danno il lavoro e la sera mi da il riposo.
...in quanto al treno, quello che si scorge lontano, sull’altra sponda, non mi ha mai portato l'illusione della malinconia né la voglia di prenderlo al volo, lo vedo passare e so che porta ad un passato lontano, ma lo guardo ed in un attimo se ne va.

..Storiella un po' così, piú degna del blogghetto "Spazio Accessorio" che di questo, ma era molto che non scrivevo qui..!
Saluti.

venerdì 29 dicembre 2006

Ma come fanno i marinai

Bene... pare proprio che la Spagna non mi ispiri la scrittura così come credevo, anzi...!
Ma non mi soffermerò sui motivi o i demotivi.. anche perché non è così interessante.
Invece vorrei parlare di questi madrileñi, ora che ho un po’ imparato a conoscerli.

Iniziamo.
Madrid: 3200000 abitanti circa... per i madrileñi è invece una città di circa 8 milioni di persone..Posso capirlo, il traffico che c’è ti induce a pensarlo.. ma in verità è solo un po’ più grande di Roma, con la differenza che la sua provincia ha le dimensioni di una regione e le cittadine che come metastasi si sparpagliano per la meseta sono abitate da un altro paio e mezzo di milioni di abitanti.. in tutto la provincia ha circa cinque milioni e mezzo di abitanti.
Bè, sì.. è comunque una città enorme e dalla grande voglia di crescere ancora. Mi viene in mente quello che sentivo per radio il giorno in cui stavo emigrando.. ormai quasi 2 mesi fa.
Per caso mi ero sintonizzato sulla radio del COPE.. che è la conferenza episcopale spagnola...però nulla a che vedere con Radio Maria eh! Difatti, malgrado il taglio un po’ destroido-conservatoro-clericale, i temi trattati sono piuttosto interessanti.
Quel giorno si parlava delle città. Citavano un non-so-chi di famoso che metaforicamente descriveva le città moderne come dei cancri. Effettivamente per un fantomatico viaggiatore spaziale apparirebbero proprio così: delle zone tumescenti in espansione che divorano il substrato preesistente, sfruttando fino all’esaurimento tutte le risorse vitali che incontrano nel loro cammino..dei cancri!
La Spagna sta avendo il suo boom edilizio, più o meno come quello italiano degli anni 50-60.. direi che è equiparabile in tutto.. tranne che per lo spazio, qui (in Spagna) spazio ce n’è in abbondanza.
Tra questo “tutto” si può annoverare, ad esempio il fatto che non c’è un amministratore pubblico che non sia indagato per corruzione, tangentopoli era uno scherzo in confronto.
Anche i metodi di imbonimento della popolazione ricordano quelli di vari amministratori democristiani d’epoca.. esempio: festa di paese organizzata dal sindaco e da una compagnia di costruzioni, quella che malgrado riserve naturali, zone protette etc etc, vuole costruire su una collinetta nel territorio di un comune di campagna. Nella festa si offre gratis cerveza y morcillas (gnam gnam)... e i costruttori pian piano entrano nei cuori delle persone (e probabilmente i soldi nelle tasche del sindaco): Brava gente!!!

Vabbè.. ma io sono ospite.. vedo tutto questo come folclore locale, invece vorrei parlare di qualcosa di più bello: entrare a Madrid da calle Alcalà.
La mia zona di lavoro è agli antipodi rispetto a dove vivo. Moratalaz, San Blas, Vallecas, le varie Città Pegaso e le fantomatiche periferie del sud est madrileño, racchiuse tra la M30 e la M40 sono quello che percorrono tutti i giorni le ruote (sgonfie) della Saxo che mi hanno dato: Vie con poco senso, soprattutto dalla avenida della Albufera in su.. fino a calle Alcalà. Un reticolato di strade con case che sembrano un copia & incolla spudorato e all’infinito.
La cosa buona è che c’è un bar ogni 2 palazzi..e questo puo’ rallegrare le giornate di molta gente.
Ma tornando all’estetica urbanstica..è tutto molto ripetuto, ma c’è da dire che è altresì tutto molto nuovo e ben tenuto, con vari parchetti per bambini, larghi viali alberati e rotonde ovunque.
La via del ritorno a casa può variare: M30 sud, con la brutta cosa che non c’è più M30 a sud est per i lavori di sotterramento della stessa, in più arrivato al ponte di Segovia puoi scommettere su una coda di almeno mezz’ora per percorrere l’avenida del Portugal.
M30 nord: più lunga e con l’avenida de la Ilusraciòn sempre intasata, ma con una bella vista sui nuovi grattacieli che stanno costruendo sulla Castellana, dove prima c’era la città sportiva del Real.
M40, nord o sud... circa 40 km per arrivare a casa.. e con code infinite a sud, all’altezza della N4 x l’Andalusia ed a nord con l’innesto della N6 x A Coruña.
Poi ci sono tutti i mix: un pezzo dell’una ed un pezzo dell’altra.. o le deviazioni M45 o simili..
Però l’unica che ti lascia un po’ di poesia arrivando a casa è la vecchia strada che portava dal centro di Madrid ad Alcalà de Henares, Calle Alcalà, appunto.
A dire il vero, non so di preciso perché sono così contento quando il traffico mi lascia andare oltre la Plaza de toros de Las Ventas, senza dover andare giù alla M30, o peggio tornare in dietro fino alla M40.
Questa sera erano le 18, più o meno e il sole illuminava ancora un po’ il cielo davanti a me. Il pezzo di salita che segue la spianata de las Ventas e che sfocia nella piazza del Marquès Becerra, era quasi senza macchine.
Mi ero lasciato alle spalle già tutto il primo pezzo di calle Alcalà, quello che non aggiunge nulla alle varie Fonte Carrantona o Avenida de Arcentales.. una via qualunque, anche se da qualcosa puoi scorgere il fatto che quella ti deve portare in centro, come il susseguirsi di fermate della metro in tutto il percorso.
Bene, già dopo la M30 diventa una bella stradina, i palazzi si raffinano e il marmo, o travertino, inizia ad essere uno degli elementi presi in considerazione dai costruttori. Si arriva fino al Nuovo teatro Alcalà, e si continua fino alla Porta di Alcalà, da dove le luminarie di Natale ti fanno scivolare alla piazza della Cibele con i suoi giochi d’acqua.
E qui sei nel pieno centro, Il metropolis davanti e il vecchio palazzo delle poste alle tue spalle e con una alla destra il Paseo de la Castellana e alla sinistra quello del Prado.
Ho avuto un momento in quel punto, qualche giorno fa, che ho pensato che Madrid fosse la città più bella del mondo(..ma poi mi è passato!)
Da li puoi andare dritto e segui Alcalà fino alla Calle Mayor, oppure devii nella Gran Via, che è quella che devo percorrere per tornare a casa.. e passi la zona dei vecchi cinema dei primi del 900 e dei negozi... dei turisti, con i palazzi altissimi e marmorei (o travertinei, piú facile!)
Alla fine si arriva in piazza di Spagna col monumento a Don Chisciotte e l’inizio del tunnel che porta alla N5-Badajoz.. in 5 minuti a casa, uscita El Batan y ya estamos!

Bene, un post così, tanto per scrivere qualcosa, con un titolo senza senso, ma che finisce con un augurio di buon anno.. a tutti i miei simpaticissimi lettori.


Luca

domenica 12 novembre 2006

El Batán


Bene, iniziamo questa simpatica sezione madirleña del blog.
Facciamo un piccolo resoconto per gli amici poco ragiungibili e per coloro che siano un po' interessati ai viaggetti di questo tipo.

Sono arrivato alla mia nuova casa lunedi', dopo aver passato una prima notte a Barcellona, ed essere stato ospitato per la prima notte da emigrante italiano a Madrid, nella casa paterna/materna di Elena.

La casa che ho trovato non é per niente male, in un quartiere che si puo' iniziare a considerare periferico, ma é ad un tiro di schioppo dal centro..il barrio si chiama El Batán.
I palazzi sono attorniati da aiolette, alberi e parcheggi, oltre che dalla carettera della Extremadura, però il traffico, quasi per incanto, scorre silenzioso e non da assolutamente nessun fastidio a nessuna ora del giorno.
La mia stanza si, é piccola, ma è grande il necessario perchè ci stia tutta la mia roba e rimane ancora un po' di spazio vivibile.
Fortunatamente ho notato che alcuni inquilini del palazzo non sanno cosa voglia dire "password", cosi' io mi trovo una connessione internet wireless sempre accesa 24/24h e gratis. Purtroppo i miei compagni d'appartamento, sapendo che a me sarebbe servito internet.. (e pure a loro, a quanto pare) hanno già fatto la richiesta per una nuova connessione... ad averlo saputo...!

Bene.. i compagni di appartamento.. meglio di cosi' non si poteva; un ragazzo ed una ragazza, tranquilli e dall'aspetto rassicurante, che le piú tante volte non sono in casa e anche quando ci sono non si nota quasi.

Il resto è tutto in ordine ed ho i miei spazi ovunque.. unica pecca.. ci sono 2 bagni ma nessuno ha il chiavistello o la serratura per chiudere... vabbè!

Allora si diceva... alla casa sono arrivato il lunedì.. poco prima ero stato a fare un colloquio di lavoro..credo di esere finito li per sbaglio, prendendo una calle per avenida.. o viceversa.. fattostá che mi sono ritrovato agli uffici della Vaillant España, ovviamente stando a loro non c'era in programma nessun appuntamento con me, però mi hanno fatto fare un test.. pur non sapendo assolutamente chi fossi e...bene da lunedí inizio a lavorare.
M'è andata piuttosto di culo.. A dire il vero mi avrebbero preso anche alla Seur, che é una grossa ditta di spedizioni ma ci sarebbero stati dei problemi per il mio viaggetto in italia del 6 dicembre, è il periodo di massimo lavoro per loro! ...mi hanno detto di richiamarli dopo quella data.
Poi, dopo un colloquio, mi hanno chiamato da una ditta editoriale italiana, avrei potuto cominciare anche li da lunedí, avrei venduto a dei ricconi dei libri che valgono migliaia di € ...ma con il commercio io non ci vado troppo a nozze.

Bene, per ora questo è quanto. In futuro racconterò un po' di più della cittá, della vita di questi madrileñi post movida e (spero) di tante altre cose..tipo; una vincita alla lotteria o qualcosa di simile.

Saluto tutti...ma prima di farlo, mi congratulo col popolo americano che forse sta iniziando capire che qualcosa non va nel loro presidente.

Luca.

domenica 29 ottobre 2006

La estela del viento


Eh si, è di nuovo un po' di tempo che non paciugo questo blog, i giorni stanno passandomi veloci, dalla fine dell'estate.
Credo ci sia stata una distorsione del tempo perché mi sembra davvero poco che facevo il bagno in mezzo ai cavalloni della Playa d'España e da un tramonto a Lastres mi sembra non sia passata neppure mezz'ora.
Strano!
Però i giorni sono passati e tra una settimana farò quel viaggio senza ritorno (imminente) che alla fine della scorsa estate mi sembrava ancora così lontano.
Questa settimana è anche quella in cui lavorerò più che in ogni altro periodo dell'anno, così come succede da 10 anni a 'sta parte.
...10 anni, anche questo è strano! Mi ricordo ancora benissimo la fine dell'estate in cui ho iniziato a lavorare nella ditta dove sono ancora adesso.
Non sono cambiato poi così tanto, sono solo invecchiato, ma sono esattamente lo stesso.
Ricordo una passeggiata in Corso Italia con gli amici di allora..il vecchio Gela, che stava partendo per il militare, Sacco, Valentina, Risso, Ciro, Francesca e tanti altri. Ero appena stato assunto, dicevo a tutti che sarebbe stato un lavoretto così, momentaneo e lo pensavo davvero! Anche perché passare dall'università alle fornaci delle caldaie, non mi sembrava il massimo.
Invece sono ancora qui, per l'ultima settimana, ma ci sono ancora.
Cosa mi ha spinto a restare? Chissà! Potrei rispondere l'ambiente, i colleghi o la pigrizia. Ma una cosa la escludo: il lavoro in sé, quello no! Sebbene sia contento di aver imparato a farlo non mi è mai andato molto a genio, eufemisticamente parlando.
Mi dicono: "Volti pagina." o "per te cambierà tutto."...perché devono essere tutti così teatrali?
Cambierà qualcosina, ma il grande cambiamento come si diceva ieri sera con amici.. c'è stato nel viaggio dell'anno scorso che ancora prima di partire lo avevo definito ..epocale: "ci sarà un prima ed un dopo."
Sul finire della vacanza ho saputo anche che quel "dopo" aveva nome di ragazza e ora, il viaggio che farò a breve, è soltanto una piccola parte di esso.

Spero, poi, che il futuro e quell'idea di libertà, che penso che mi pervaderà in qualche modo, (anche se in questi giorni non riesco a pregustarmela), mi aiuteranno a portare a termine alcuni progettini che tengo in saccoccia da un po' di tempo...ieri mi è stato regalato un bel portafortuna, che peraltro scrive! Seguito da qualche riga che mi ha fatto davvero piacere... Partirò contento! (..ma lo ero già!)

Bene...sta finendo la birra, e con lei anche la voglia di continuare a scrivere.

Saluto tutti. Hasta pronto.

Luca

lunedì 9 ottobre 2006

L'acqua che uccide


Il 9 ottobre di 43 anni fa, alle 22,39 un boato svegliò il sonno degli abitanti di Longarone e dei comuni vicini, una zolla di 2 km di lato di terra si staccò dal monte Toc, ad un paio di chilometri dal paese e andò a sfracellarsi nell'invaso del lago artificiale sottostante.
Lo schianto fu tale che la terra franata risalì per un centinaio di metri nell'altra sponda del lago e l'acqua spostata dalla stazza della frana produsse un'ondata di 50 milioni di metri cubi d'acqua, metà della quale scavalcò la diga e si riversò nella vallata sottostante, distruggendo tutto ciò che trovava nel suo cammino.
La stima totale dei morti sarà di circa 1900 persone, Longarone fu rasa al suolo, Erto e Casso furono risparmiati, ma gran parte delle loro frazioni vennero distrutte e tutti i paesi sparsi nella vallata sottostante ebbero gravi danni e ferite indelebili che ancora oggi, a 43 anni di distanza faticano a chiudersi.
E' la cronaca della tragedia del Vajont, uno dei più colossali "si poteva evitare" della storia italiana!

La costruzione della diga sul fiume Vajont cominciò nel '56 e terminò nell'agosto del 1960. Già durante i primi mesi di lavoro si comprese quanto le stime geologiche effettuate durante la progettazione, non fossero corrette; le cariche esplosive utilizzate per modellare le spalle della diga, sgretolavano la roccia in modo inaspettato, portando alla luce una geologia, a dir poco, preoccupante.
Durante le opere di consolidamento, in seguito, venne utilizzata un'enorme quantità di cemento che veniva totalmente inghiottita dalle faglie e dalle fratture del terreno, non lasciando alcun dubbio sull'eccessiva divisione degli strati e friabilità della roccia su cui si sarebbe appoggiata la diga.
Ma malgrado tutto, i lavori continuarono. Non venne ascoltata la voce della popolazione della valle, dei contadini, che conoscevano bene la conformazione delle loro montagne, l'instabilità delle pareti, non venne ascoltata la giornalista Tina Merlin che seguì la protesta e venne anche denunciata per "diffusione di notizie false e tendenziose atte a turbare l'ordine pubblico".

I lavori finirono e già durante i collaudi, nei primi riempimenti e i successivi svasi, enormi pezzi di montagna franarono nel lago; le vene argillose nelle fenditure della roccia, con l'acqua diventavano dei veri e propri cuscinetti che pian piano facevano slittare gli strati, gli uni sugli altri.
Gli ingegneri che si occuparono del progetto, compresero il pericolo e per calcolare i possibili effetti di una colossale frana sulla vallata fu creato un modello in scala, ma vennero commessi molti errori, quello che risultò chiaro per gli studiosi era che se si fosse tenuta l'acqua ad un livello inferiore ai 700 metri slm, non ci sarebbe stato nessun reale pericolo per le popolazioni in caso di frana.
La data del 9 ottobre del '63 è scritta sulle lapidi di quasi 2000 persone e nei cuori di chi in quella valle ha potuto continuare a viverci.

Ora, a più di quarant'anni da quella tragedia, chi doveva pagare ha pagato la propria colpa, la Montedison e l'Enel, gli ingegneri, i costruttori, ma nulla tra tutto questo, può valere tanto quanto la ricezione di una lezione dalla storia: tutto questo si poteva evitare!
Con questa idea, occorrerebbe non fare più, oggi, gli stessi errori. Non bollare come folcloristica o tendenziosa la protesta di chi reputa che alcune opere pubbliche potrebbero danneggiare il territorio e mettere in grave pericolo le popolazioni, come invece, continua ad accadere... per esempio in Val di Susa!

Luca

La frana oggi.

domenica 1 ottobre 2006

Domenica di pioggia



Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti.
(G. D'annunzio)



Un pomeriggio a non far nulla, uno dei tanti dei quali potro' lamentarmi per non averli utilizzati nel migliore dei modi.
Un pomeriggio a scovare notizie su internet, cercando di farle entrare nei miei futuri ricordi, un pomeriggio di parole. Un pomeriggio di sconforto ma anche di consolazione.

Questa è la pioggia.
Al di là del vetro ti penetra
ti infradicia
..ti strema.

Ogni goccia
è un piccolo malessere che si insinua
un dado giocato male
il residuo umido di una ferita passata.

Ma la finestra si apre

Milioni di gocce
..ed il loro suono
le fronde dei pini ed il loro fruscìo
alcuni uccelli sotto il tetto.
qualche spiraglio azzurro tra gomitoli di grigio.

...Saluto tutti (chi, poi?), vado a fare un giretto!

Lu

lunedì 25 settembre 2006

Streghe moderne

Il dibattito sul ruolo della stampa, i suoi doveri e le sue responsabilità, è uno degli argomenti di maggior interesse della nostra epoca.
Stamattina mi sono imbattuto in un articolo del Corriere della Sera di circa una settimana fa: dopo un'intervista effettuata da una giornalista della Cnn ad una madre per la sparizione del figlio, la donna si è tolta la vita.
La giornalista della Cnn è una delle strapagate, strafamose e strafottenti "donne in carriera" che spesso la Cnn utilizza per i suoi reportage di maggior effetto, il suo nome è Nancy Grace, un'elegante e sofisticata signora che dopo alcuni anni di carriera giuridica è passata ai reportage televisivi, nel pieno boom della "tv verità".
Ultimamente è la conduttrice di un programma molto simile a "chi l'ha visto" che porta il suo stesso nome, qualcosa come "Nancy Grace show" .
Durante il mese d'agosto di quest'anno l'attenzione della trasmissione (e dell'America intera) era focalizzata sulla vicenda della scomparsa del piccolo Trenton di 2 anni, figlio di Melinda Duckett, una 21enne della Florida, separata dal marito e disoccupata.
Dopo alcune settimane di indagini gli unici indiziati erano proprio lei, la madre ed il suo ex marito, che pero' aveva un alibi inossidabile. Tuttavia il procedimento era ancora completamente aperto, non c'era stata nessuna accusa formale nè vennero trovate ipotesi per il movente.
A questo punto entra in scena la giornalista che con il modo feroce con cui è conosciuta, durante un'intervista ha incalzato la povera donna con domande poco giornalistiche ma molto istruttorie e scenografiche.
Sembrava di assistere ad un processo: "Lo dica dov'era quel giorno... Lei è una bugiarda, perchè non ci vuol dire la verità?".. Passata qualche ora la ragazza si è suicidata ed il giorno dopo la Cnn trasmetteva la puntata, con punte record di spettatori.

Ora abbiamo un argomento in più per parlare del ruolo del giornalismo.

Prima di concludere vorrei trascrivervi l'ultima dichiarazione della famosa giornalista:

«Mi dispiace molto per quello che è accaduto a Melinda Duckett. Ha commesso il suicidio prima che l'intervista fosse trasmessa. Speriamo che la nostra trasmissione possa almeno aiutare a ritrovare il piccolo Trenton».

domenica 17 settembre 2006

Luna


Alcuni giorni fa la Nasa ha informato il Governo americano della scomparsa degli ultimi nastri originali rimasti delle missioni lunari. (Notizia Ansa del 15 settembre)
"Rimasti" perchè già la maggior parte delle circa 700 bobine originali era andata danneggiata o perduta nel corso degli anni.

Non molto tempo fa Aldrin, il secondo della missione Apollo11 è apparso ad una trasmissione scientifica americana dichiarando che fino a quel momento la Nasa aveva tenuto segreto l'avvistamento, durante la missione, di un oggetto non identificato da parte dell'equipaggio della navetta e che quell'entità avrebbe viaggiato assieme a loro in direzione della luna.
Alcune fonti dietrologiche parlano addirittura di un cratere lunare dove Neil Armstrong avrebbe visto decine di "visitors".

La scienza ed i viaggi spaziali hanno da sempre stimolato la nostra fantasia basti solo pensare al film "Voyage dans la lune" di Méliès del 1902 o a "l'invasione degli ultracorpi" degli anni '50, o anche rimanendo alla cultura popolare, tutti gli avvistamenti di Ufo che ci sono stati nel corso degli anni, i cerchi nel grano, molto di moda negli ultimi tempi o le ipotesi paleofantascientifiche sul cosiddetto "astronauta di Palenque", il bassorilievo trovato in una tomba maya nel Chiapas, insomma la vita terrestre sembra non bastarci, vogliamo sognare con qualcosa di più.
Quel qualcosa, ormai molto tempo fa, ce lo consegnò l'America con lo sbarco sulla luna dell'Apollo 11 e con i primi esseri umani che passeggiarono sul suolo del nostro satellite, in quel 24 luglio del 1969.
Per chi come me è nato dopo quella data, i viaggi lunari sono stati una realtà, non raggiunta, ma stabilita, certa. Chi è stato bambino negli anni 70-80 è cresciuto in un clima "spaziale", a partire dai cartoni animati, ai film, alla musica... ma in fondo, tutto derivava da quella certezza: L'uomo è stato sulla luna.

Lultima missione sulla luna, l'Apollo 17, fu effettuata nel dicembre del 72. Ma la Nasa visse per anni nella gloria delle sue missioni passate. Negli anni ottanta con i lanci degli space shuttle, si rinnovò l'idea dei viaggi spaziali, adottando delle navette "riciclabili" e all'apparenza molto sicure.
Ma con l'andar del tempo tutto andò sbiadendosi, gli anni '90 hanno visto il crollo del mito del viaggiatore dello spazio e la luna è diventata sempre più lontana. Forse perchè le ultime missioni degli Shuttle avevano fortemente deluso e la tragedia del Challenger fece molto in questo senso, forse perchè con la fine della guerra fredda non c'è più stata quella competizione tra gli Stati Uniti e la Russia che era stato lo sprone alla corsa allo spazio, ma una cosa è certa; da quegli anni non è stato più così certo che l'uomo fosse in grado di viaggiare nello spazio.
E si sa, dai dubbi nascono alcune certezze, e dalle certezze nascono altri miti ed altre leggende, che con il vero tam tam dell'epoca moderna, Internet, si ingrandiscono e diventano, per alcuni, delle realtà inconfutabili, per altri solamente pulci nell'orecchio.


Ormai sono molti anni che si pensa che gli americani siano capaci di tutto per mantenere il loro posto di potenza mondiale dominante, Iraq docet! Ma in questo caso si parlerebbe di molti anni prima, di quell'estate del '69 quando venne pronunciata la famosa frase "un piccolo passo per un uomo ma un grande balzo per l'umanità".
C'è chi dice che quelle parole fossero parte del copione di una grande messa in scena e che in verità tutto si fosse svolto in un set cinematografico.
A quel tempo Nixon era l'inquilino della Casa Bianca, la guerra fredda era ad uno dei suoi apici e dal Vietnam non si sapeva più come uscirne, mentre sul fronte interno, la contestazione studentesca aveva raggiunto ormai livelli insopportabili. Serviva qualcosa da distrarre e inorgoglire gli americani e dall'altra parte sorpassare la Russia nella corsa allo spazio e strabiliare il mondo. Ottennero tutto! La conquista della luna (reale o di pura finzione) lanciò l'America intera nello spazio, risultò chiaro agli occhi del mondo che non ci fosse per lei un limite al possibile.

Ora, da qualche tempo si parla delle molte incongruenze che si noterebbero nelle immagini di quell'impresa; per esempio l'assenza quasi totale di stelle nel cielo lunare..siccome non c'è atmosfera, dovrebbero risultare molto più brillanti che dalla Terra. Oppure dell'assenza perlomeno di un piccolo cratere nella sabbia al di sotto del reattore dell'Apollo, qualcuno parla di addirittura bottiglie di CocaCola che spunterebbero ogni tanto dal suolo della luna e.. beh, anche l'aspetto molto empirico dei moduli lunari e soprattutto del moonpatrol, che ha tutto, anche un ombrellino rovesciato dal vento che funge da trasmittente.. tutto, tranne che un motore, farebbero pensare che non potrebbero sopportare neppure un viaggio tra il tinello e la camera da letto di un bilocale.
Comunque, malgrado la satira che posso farne, ho solo la pulce nell'orecchio, mi sembra una cosa così grave, ed allo stesso tempo così infantile, mentire su un fatto come questo, che non me la sento di buttare via tutti gli anni in cui ho preso la distanza tra la terra e la luna come unità misura del valore dell'essere umano.


Certo, la scomparsa degli ultimi video originali che erano rimasti a documento del viaggio è piuttosto strana ed i racconti deliranti di uno degli eroi di quell'impresa, sono veramente sconsolanti, ma forse, finchè non ci saranno prove schiaccianti, è più bello credere che lassù ci siamo stati per davvero, che Babbo Natale tutti gli anni porti i regali ai bambini buoni e che, un giorno, se avremmo vissuto secondo i comandamenti, andremmo in paradiso.


Luca

mercoledì 13 settembre 2006

Tutti in Cina


E' di un paio di settimane fa il viaggio d'affari del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando in Cina, accompagnato dal sindaco di Genova Giuseppe Pericu e da alcuni esponenti del mondo del lavoro e della cultura della Regione.
Per Romano Prodi, invece, la visita al grande Paese orientale parte oggi dalla provincia di Jiangsu e dalla sua capitale Nanchino.

Non c’è che dire, rispetto al periodo del: “i cinesi non mangiano i bambini, fanno di peggio: li usano come concime!”, il passo in avanti c’è stato, ma quello che risulta chiaro è che stiamo andando a recuperare solo le briciole di un bottino che è stato gia’ spartito da altri.
Il porto di Rotterdam è diventato ormai il centro di smistamento principale dello scambio mercantile tra Cina e vecchio continente e circa il 70% di tutto il traffico di container tra i due continenti è diviso tra il porto olandese e quello di Amburgo.
Una più misera fetta ce l’hanno anche alcuni porti del mediterraneo, come Valencia, Marsiglia e Genova che malgrado una posizione geografica favorevole rispetto ai porti del nord (si calcola un vantaggio di 5-6 giorni di navigazione in meno), non hanno potuto offrire strutture adeguate per ricevere la grande quantità di merci provenienti dalla Cina.
Quindi la corsa dei nostri amministratori è quantomeno un po’ in ritardo, anche se la direzione è quella giusta; se non sai come sconfiggere l’avversario fattelo amico.

La Cina è un enorme sconosciuto per la cultura occidentale, gli anni di Rider’s Digest e di Happy Days ci hanno un po’ intorpidito le menti sulla reale conoscenza di quanto le nazioni che venivano (anche giustamente) bollate come comuniste, hanno realmente rappresentato nella storia dell’umanità.
Ma benché non facciano troppa impressione le date quando si parla di storia di altri, il fatto che la Cina sia unita da 4000 anni non può lasciare indifferenti, soprattutto se pensiamo che la nostra storia, quella dell’Italia unita, non supera i 145 anni.
Però, è proprio questa mole di secoli di storia che scoraggia la voglia di conoscere profondamente la cultura e le gesta di questo popolo (o gruppo di popoli) che, passato attraverso la cinquantina di dinastie, è sbarcato un secolo fa alla repubblica destroide del Kuomingtang con Chiang Kai-Shek, per poi scrollarsela di dosso vestendosi del rosso della repubblica popolare di Mao e sbiadendosi un po’ con l’apertura all’occidente di Deng Xiaoping.
La Cina, poi, in tempi già televisivi ci ha tenuti col fiato sospeso con piazza Tienanmen (e Xiaoping ne sa qualcosa!) per poi cullarci nelle lusinghe religiose del buddismo e dell’ascetismo spirituale dei gompa tibetani, ci ha sbalordito con la costruzione della più grande diga del mondo, sul fiume Azzurro ed ora, nell’ultimo decennio, ci ha invaso con la sua economia funambolica, col brulichio delle sue genti nelle nostre città e con le migliaia di container nei nostri porti.


Allora, se vogliamo vedere le cose un po’ più dall’alto, l’idea che ci si può fare è quella che stiamo avviandoci ad una delle più grandi invasioni economico/culturali della storia dell’umanità e pare che ci si stia preparando ad assorbire il colpo nel migliore dei modi possibili.
Fortunatamente questa invasione sarà dilatata in tempi lunghissimi, la costruzione di qualcosa di solido ha bisogno di tempo e la Cina non è una nazione da “manovrina-bis” ma da “muraglie” economiche e questo dà a noi “invasi” un certo spazio vitale dove ritagliare una piccola economia propria, anche se pendente da qualche mammella della grande Cina.

Anche l’Italia è intenta in questo patchwork, a parte la parentesi del governo Berlusconi, che con grande lungimiranza e finezza politica è riuscito ad irritare un miliardo e mezzo di cinesi con un paio di parole. In quest’ottica siamo pronti ad offrire, come neppure agli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, ogni nostra più piccola risorsa.
Ne è un esempio lampante il progetto di Renzo Piano di ammodernamento del porto di Genova, in cui mi sono imbattuto per caso qualche giorno fa. Un ridisegno completo del fronte portuale per l’ampliamento della superficie di stoccaggio dei container (la maggior parte “Yang Ming” e “China Shipping”). A queto modo la città perderebbe ogni suo più piccolo sbocco al mare a Ponente, si ritroverebbe con un porto lungo 15 km, da Voltri fino alla foce e con uno sfratto importante: l’aeroporto, che dovrebbe essere costruito ancora più in mare aperto rispetto a quello attuale.
Questo è l’emblema di come cambiano le coscienze col divenire della situazione storica, infatti R. Piano una quindicina di anni fa aveva già partecipato alla ricostruzione del porto antico di Genova e con uno slogan dal tono molto ecologista: “restituiamo il mare ai genovesi”, mi viene da pensare che allora tutto sia stato fatto con l’intenzione di riprenderselo con gli interessi...e, per tornare al tema, svenderlo ai cinesi!

Bene, per concludere, è noto che la storia sia una fucina di continui cambiamenti, ci saranno sempre potenze in ascesa, nazioni più piccole che le seguono per riuscire ad avere qualcosa da mangiare anche loro, però quello che mi auguro è che Prodi torni dalla Cina avendo offerto solo le bocche dei porti e non anche altre parti meno nobili, come invece abbiamo sempre fatto durante tutta la nostra storia!



Luca

lunedì 4 settembre 2006

Bottom Crawlers

Né più mai toccherò le tue sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, diceva un grande poeta del passato.
Mi viene da pensare a queste righe ogni volta che vedo le immagini di Lampedusa, Ceuta, delle Canarie, ma anche dell’ormai militarizzata linea di confine messicano-statunitense.

Per una persona che ha una vita normale: sveglia 7-7,30 metropolitana-ufficio..il caffè-la pausa pranzo-la difficoltà a riprendere a lavorare dopo la pausa pranzo-quasi l’ora di uscire, manca poco-l’ora di uscire-rimetropolitana-ricasa-moglie e qualche bambinetto che ti fa girare le palle proprio quando hai voglia di riposarti un po’-cena-TG-quel programmino che ti piace tanto dopo il TG-il solito film di merda-letto..Bene per una persona come questa e cioè la gran parte degli esseri umani occidentali/medioborghesi, è possibile che sfugga un po’ l’idea del partire verso l’ignoto.
Chi lascerebbe la propria vita, la propria terra, gli amici, la casa, i propri cimiteri, parenti e tutto quello che aveva considerato vita fino a quel momento, per l’incertezza di un mare inclemente e di un approdo ancora meno conciliante? Non aspettatevi una risposta numerica perchè ovviamente è una domanda retorica.
Quello che posso capire dopo circa 33 rivoluzioni terrestri attorno alla sua stella, è che col nostro empirismo andiamo poco al di là della nostra sfera di esistenza, in pratica non capiamo proprio un pisello!

Allora facciamo un esempio... Murtala, un nigeriano del Biafra, sui 38 anni. Appartiene ad una di quelle famiglie che fino agli anni 60 stavano molto bene, avendo fatto fortuna nell’arco di molte generezioni trafficando tutto il trafficabile con gli inglesi.
Quando nacque iniziarono le rivolte ed in pochi anni scoppiò la guerra civile. Nel decennio successivo cambiarono molte cose, tutto tornò alla normalità, la Nigeria diventò una repubblica federale, ma gli equilibri che si erano stabiliti prima dei rovesciamenti politici si incrinarono per sempre.
Murtala, unico maschio e primogenito di 8 figli si è ritrovato orfano e capo famiglia appena compiuti i quattordici anni. Era molto volenteroso e assai premuroso con le sorelle, tutto quello che riusciva a guadagnare o rubare, era per loro. Rimase piccoletto ed un po’ debilitato, per il poco cibo ed il tanto lavoro ma riuscì alla fine a far crescere le sorelle ed a farle diventare adulte e maritabili.
A 30 anni, quando le sorelle ormai avevano una propria vita, ebbe la fortuna di trovare per pochi soldi un terreno coltivabile. Chiese un prestito ad una banca, lo comprò e piantò del cacao. Nel giro di un paio d’anni il campo di Murtala era il più rigoglioso della zona, la rendita, alla fine della stagione era stata enorme e gran parte del guadagno lo investì per nuovi terreni.
I grandi coltivatori della zona, la maggior parte stranieri, non videro di buon occhio la fortuna del ragazzo, gli proposero una società ma in tutto, quello che Murtala riuscì a capire, era che avrebbe dovuto firmare un contratto di vendita dei propri terreni, avrebbe potuto continuare a coltivare parte della terra ma pagando un affitto annuale, pratica che gli ricordava tanto il feudalesimo ed il signoraggio.
Non accettò e quello fu l’inizio della sciagura: arrivò la stagione del raccolto e fu un'annata formidabile, le piante erano stupende e le richieste dall'estero erano raddoppiate rispetto all'anno precedente, ma proprio il giorno prima della raccolta, un incendio devastò le piantagioni, non rimase neppure una foglia, nel rogo bruciò tutto, anche la sua casa ed alcune capanne dei braccianti. Perse tutto.
Dovette vendere i terreni che dopo l’incendio persero valore perchè tutti sapevano che quei terreni dovevano andare ai grandi coltivatori e lui, alla fine, fu costretto a venderli a loro per una somma che non gli permise neppure di coprire la metà dei suoi debiti.
Passarono gli anni, e la strada fu la sua casa, i mariti delle sorelle non ne vollero sapere nulla di lui, strisciò nelle peggiori strade, rubò il pane e cercò di truffare i suoi simili, fu incarcerato e quando fu libero, all’alba dei 37 anni cominciò a camminare verso il confine.
Attraversò il Niger, sostò ad Agadez, e si unì a dei carovanieri del deserto, si ritrovò in Algeria ed alla fine a Tripoli, in Libia. I Tuareg, suoi compagni di viaggio gli offrirono i soldi per pagare un loro amico che con un peschereccio lo avrebbe portato in Italia.
Cosi' si trovò una notte sopra un peschereccio pieno di “pesci”, quasi tutti neri, qualche nordafricano, e un paio di orientali che non si capì bene per quali vie fossero lì. Murtala fu grato ai suoi amici nomadi, con i quali spartì le più belle notti stellate della sua vita, ma il loro regalo lo avvilì, nelle prime ore di navigazione si sentì un disperato come mai in vita sua...e pensare che credeva di avere già toccato tutti i fondi possibili.
Passarono giornate intere senza mangiare nè bere, giornate in cui il mare sembrava aver smesso di seguire le leggi della gravitazione, l’odore di vomito era quello meno rappresentativo della condizione delle persone a bordo. Mentre i giorni in mare raddoppiarono e poi triplicarono, il “Capitano”, come si faceva chiamare, mostrava sempre più di non avere idea di dove stesse andando. Alcuni corpi, non si sa bene se morti o se solo svenuti, cominciarono ad essere gettatati in mare.
All’ora della preghiera, la parola che risuonava di più era “hataf”, morte, che veniva chiesta a Dio per dare una fine immediata alle proprie sofferenze.
Finalmente, dopo quasi due settimane in mare, in lontananza si avvicina una costa, ed assieme a lei un’imbarcazione grigia, con un altoparlante che urla frasi incomprensibili in una lingua che sembra non essere generata da un essere umano, non ha suono, non ha vita.
Murtala ha paura, di fianco a lui c’è un ragazzino disteso, una mosca sta entrando nel suo naso, non trova l’impedimento del respiro ed entra con facilità. Davanti c’è un vecchio, bestemmia e lacrima, parla tra i denti di una donna, di quanto era bella e di quanto presto lo ha lasciato solo in questa vita: “Quanto ti amo, quanto ti amo ancora! ..Ti raggiungerò presto.” ripeteva.
Il molo, le corde marce d’acqua e sale, terra.
Di quaranta persone che c'erano sono rimasti in quindici e vengono alloggiati in un campo che ricorda molto i recinti dei polli.
L’isola è un centro turistico e non viene permesso loro di uscire, ogni tanto arriva qualche curioso a fare fotografie ed ogni tanto c’è qualcuno che urla e lancia pietre.
Murtala non sa fare nulla ed è malato, un interprete gli dice che non c’è posto per lui in Italia, lo avrebbero curato e rimandato in Nigeria ...e così fu.

Questo è il cerchio della vita....e a proposito di “circle of life” (Re Leone) ..mi viene da pensare che per molte persone, i problemi dell’Africa sono legati soprattutto al mondo floro-faunistico, l’estinzione della tigre, la caccia agli elefanti, il problema dei pinguini nel Sudafrica e lo sfruttamento forestale..anche la Disney che sfrutta a dovere l’Africa per i suoi personaggi...non pesca mai dal cilindro umano... ci sono sempre i leoni, i facoceri...tutti felici e sorridenti e con pochi problemi ...‘fanculo anche loro!

Bene, abbiamo un po' parlato, a volte anche noi occidentali abbiamo bisogno di qualche storiella di questo tipo per convincerci che in fondo capiamo benissimo le sofferenze di quella povera gente, d'altronde anche noi in qualche momento le abbiamo patite..."noi siamo stati emigranti!"
...salvo poi a spiegarmi come possiamo sentire i patimenti dei nostri ancestori che sono partiti per l'America un secolo fa, se molto spesso non riusciamo neppure a capire (o non ci interessano minimamente) le sofferenze delle persone a cui vogliamo bene!

Saluti a tutti.

giovedì 31 agosto 2006

Cantabrico

Marea verde
Tra faraglioni estivi di nebbie docili
Spumeggia fino al mare,
Trascina fino al cuore.

Movenze chiare e felici
Tra i coppi rossi di bianco sorretti
E nella risacca del tempo pigro,
Custodi silenti delle tue risposte

Come mi orientai senza la tua presenza?
Cieco in mille terre
Sordo in mille notti.

Solo te ebbi nel mio animo
E siano venti gelidi o placide bonacce
Allora, solo le tue onde chiederò
Dove potermi, alla fine, abbandonare.

giovedì 8 giugno 2006

Delicatessen



L'ortolano:
"Non c'è posto per le macchine.. Poi, passano i vigili ogni momento!
..Dovremmo dipingerci la faccia di nero, loro non ne hanno problemi!"

I nigeriani, i senegalesi, gli ecuadoriani...i cinesi, gli indiani... tutti questi, dice, non hanno problemi!!!

Sono stato qualche minuto ad aspettare che un ragazzo, probabilmente peruviano, intento a scaricare casse di verdura dalla macchina di un ortolano, lasciasse libero il passaggio di un box in Salita San Giovanni, nei vicoli sotto Principe. Gian un collega/principale era al telefono con qualche rompiballe e vagava senza senso per la strada.
Nell'attesa ho contato una ventina di stranieri a dispetto del paio di italiani che per qualche errore sono capitati da quelle parti.
Ma è stato anche piacevole vedere quel melting-pot all'italiana, famiglie di Filippini che vanno a comprare dai cinesi parlando la mia stessa lingua, tutto in un'atmosfera tranquilla e quasi paesana, come spesso si ha passeggiando per i vicoli di Genova (di giorno!!)

Il negozietto dell'ortolano è nei locali dove prima c’era una vecchia rivendita di prelibatezze e ne ha mantenuto l’insegna con un nome dall’aria pre-fascista ..."Delicatessen - Wine & liquors"..scritto a caratteri ormai un po' sbiaditi sopra le 2 porte/vetrine.
Ora, rispetto a qualche annetto fa i generi alimentari hanno subito qualche variazione, ora si vendono Platanos, papaya, verdure e conserve provenienti da tutto il mondo. Davanti al negozietto c'è una macelleria con le scritte in 2 lingue: italiano e castigliano..."Pecho de pollo y Chuletas de vaca".
Di fianco c'è un mini-market cinese.. orologi a 5 euro, 2 euro in più dei bracciali di stoffa dello scaffale di sotto!

Quando l'ortolano apre la bocca, scopro che è un "besagnino"... parla genovese! (per i foresti.."besagnino" significa "ortolano" in genovese)
Scopro che è un genovese e che è anche un po' xenofobo.
Forse lui non si considera tale, come la maggior parte di quelli che hanno dei problemi di giudizio con gli stranieri.
Sentenzia parole molto di moda ultimamente.."Agli stranieri non fanno mai nulla...non gli danno neppure le multe. Se la passano bene loro!"

Purtroppo non gli ho detto quello che avrei voluto:

"Verme schifoso, hai il coraggio di parlare?
Nel tuo negozio lavora un extracomunitario, perché l'hai preso?
...Sei un amico dei suoi genitori.. e dai un'opportunità al loro figlio che ha tanto bisogno di soldi?
O invece è come penso io e il ragazzino l'hai assunto perché puoi sottopagarlo e sovrasfruttarlo, è così, vero?
..Allora come puoi, ipocrita e ignorante, dire che loro non hanno problemi?
Loro i problemi li hanno, sennò non sarebbero qui ad accettare lavori umili e a prendere ordini da dei somari come te! Come dici? li creano, i problemi? Certo! Ma.. tu sai cosa abbiamo fatto noi, quando siamo stati un popolo di emigranti? ..ecco-allora-taci!
..Ma a te fa comodo che ci siano degli stranieri, vero? Degli schiavi che lavorano per te..e degli acquirenti che ti comprano i platanos eh, fogna?
Mi dispiace per il ragazzo, ma ora chiamiamo la Guardia di Finanza..così controlliamo se è tutto in regola oppure se sei un negriero!"

Sarei stato eccessivo? ..forse.. ma certe cose le tollero poco, soprattutto quando vengono da un omino dall'apparenza mesta ed innocua.
Mi preoccupo, ora, per ogni più piccolo argomento di questo mondo, dall'inquinamento, alla guerra, alle idee di fondo.. la religione... se non puoi neppure confidare sulle idee di un vecchietto dalla faccia e dal modo di parlare che potresti avere tu fra qualche anno...bè il quadro che mi si dipinge davanti agli occhi è piuttosto nero.

Potrei finire col dire che il parlare e l'agire stanno su due piani molto diversi o così, a questo punto, mi piace pensarla.
Dalle parole non identifichi la persona, essendo il parlare un fatto più sociale che intimo, anzi spesso le parole nascondono la verità. Quello che una persona fa (..e soprattutto quello che "continua a fare"), è invece la quinta essenza del suo essere.
Il "besagnino" potrebbe aver detto solamente quello che pensava volessimo sentirci dire io ed il mio collega, così, tanto per risultarci simpatico... e il ragazzo peruviano potrebbe essere il suo figlio adottivo... Chissà!

(Bè...devo calmarmi in qualche modo!)

domenica 28 maggio 2006

..Hic!


Quando la stagione si fa piu' bella, non viene gran voglia di scrivere su di un computer, la cosa è diversa quando si ha una connessione wireless, un portatile, ed un bel tavolino in giardino che ti permette di scrivere e di vedere il tramonto simultaneamente.
Ora: il tramonto di oggi lascia un po' a desiderare, e i 66 cl di birra che sto finendo di bere per buttare giù le noccioline..bè mi stanno un po' offuscando il filo del discorso (..e anche un simpatico giro in bicicletta di 4 ore aiuta in questo senso!)
Però.. forse riesco ancora a dire qualcosa di quello che avevo pensato.
Oggi leggevo qualche commento nel blog di Beppe Grillo, il post odierno era, fondamentalmente, un manifestino elettorale di Dario Fo a favore di Ferrante per l'elezione del sindaco di Milano.
Non è di sicuro una scelta felicissima, pubblicare una cosa del genere proprio il giorno delle elezioni e certamente sarà difficile che Fo possa ottenere l’effetto sperato, già che dai commenti si capisce che il sentimento di chi l'ha letta non è quello di gettarsi in una cabina elettorale a votare Ferrante , ma l'idea dei più è quella che con questo post non si è rispettata la filosofia del blog (di quel blog) di essere "Super partes" (..anche se vorrei sapere chi l'ha detto!?) e di non aver rispettato il silenzio della campagna elettorale proprio nel giorno delle elezioni.

In parte ho gia' ho già scritto qualcosa nel blog di Grillo (x chi vuole leggerlo, è facilemente individuabile, già che l'ho firmato col mio nome vero... http://www.beppegrillo.it/2006/05/e_dario_fo_che.html) e il resto lo dico qui.

Bisognerebbe capire cosa la gente pretenda da un blog. D’accordo quello di Grillo è molto seguito, è uno dei siti più “cliccati” al mondo e certo ha più responsabilità lui col suo blog che, ad esempio, io con il mio, ma credo anche che un "Web Log" è e rimarrà sempre un luogo privato, dove una persona dice quello che vuole, al di fuori di quello che la gente si possa aspettare da lui.
D’altronde, se uno dice solamente quello che gli altri vogliono sentirsi dire da lui, allora la sua esistenza pubblica diventa equivalente a quella di un megafono.
Invece l’entità dei commenti, di quello che dice “la gente”.. quello si ha qualcosa di.. non vorrei dire di preoccupante (come già avevo scritto) ma di malato..si, è l’espressione giusta! Malato di “Par condicio” malato di “Comunisti”, malato di “mi consenta”, insomma malato di quella forma nuova e piu’ profonda di craxismo che è il berlusconismo.
Purtroppo anche chi non lo vota e lo odia fortemente non è immune dalla malattia, molti sono sieropositivi e lo dimostrano nel modo di impostare i loro discorsi, di portare a compimento ragionamenti e di portare le conclusioni a quei due o tre concetti (..o forse è meglio dire "preconcetti"?) che si sentono spesso in giro; in televisione, da un amico, per radio...
D’altronde.. è logico, fortemente logico, che questa sia la nostra formazione intellettuale, chi in questi anni ha avuto le briglie dell’informazione, dello spettacolo, e di tutto quello che si puo’ vedere e in parte leggere in Italia, quindi della cultura setessa della maggior parte degli italiani è stato proprio Lui..Berlusconi, (tanto per fare ..cognomi!)
Non voglio soffermarmi sulla persona e su quello che (di male) ha portato al nostro Paese, nè sul germe maligno che la società italiana spesso si crea, ma vorrei restare alla retorica ed al modo di ragionare sulla società e sulla politica.
Forse il maggioritario (anche se ora involuto, almeno per il senato, in un proporzionale “bastardo” con premio) e l’avere solamente 2 enormi formazioni politiche, portano già di per sè a vedere la politica come un grande campo di battaglia, gli insulti di oggi hanno preso il posto dell'abilità politica e dell'ironia di ieri (anche se nel clima di grande corruzione di allora!) e la dialettica politica fra i due schieramenti non è di certo come prima del ‘94, di chi ha condiviso la stesura della costituzione italiana, di chi ha condiviso le lotte partigiane e tutta la ricostruzione dell’Italia del dopoguerra.
Oggi, abbiamo a che fare con una politica fine a sé stessa e chiusa al dialogo, che in campagna elettorale promette tutto cio’ che vogliamo sentirci promettere, panzonate pazzesche in una gara a chi la spara più grossa.
E alla lunga questo modo di fare che ci arriva dall’alto, non puo’ che far cadere sempre più in basso anche il rapportarsi delle persone normali, soprattutto di quelle che più assorbono le abitudini degli altri (e ce ne sono molte!) ..ed ho paura che anche per i prossimi 5 anni...bè meglio non pensarci!

Ora vorrei tornare al mio tramonto ed al mio tavolino ma ormai si sono tramutati in un comodino e una stanza buia, già che si è scaricata la pila del portatile ed è anche andato via il sole, ma lo spirito è rimasto..quello della birra, che mi ha fatto perdere il filo del discorso piu’ volte..e non mi fa trovare un finale degno di tal nome a questo post!




Saluti

venerdì 12 maggio 2006

Crystal Planet


...Un mondo di cristallo nelle dita di Joe Satriani.
Sto seguendo il susseguirsi delle note della canzone più bella dell'album, Love Thing, da più di 20 minuti, incessantemente..arriva alla fine e ricomincia.. finisce ed inizia di nuovo.
Penso, a questo modo, di travisare completamente l'idea che aveva in mente Satriani, di un mondo bellissimo ma fugace, un mondo che ha la durata dell'istinto e la bellezza che si scorge solo negli occhi di chi amiamo ..e che solo in particolari momenti della nostra vita abbiamo la sensazione che possa esistere e durare il tempo necessario per farci credere all'esistenza della felicità! ..e questi momenti hanno molto a che vedere con i nostri sogni!
...Ricomincia la canzone, la chitarra elettrica di Satriani sta realmente dipingendo nell'aria un sogno; un preludio di suoni compressi e bassi per poi salire sempre più in alto attraverso note tirate ed armonici, nel dipanarsi dell'assolo perpetuo che accompagna, in questo momento, le righe che pian piano macchiano di nero il mio schermo.
Chiudendo gli occhi, la sensazione è quella di avere davanti a me l'intera valle della Loira con i suoi castelli completamente ricostruiti in cristallo di Boemia. Velocemente i pensieri si tingono di altre sfumature, l'immagine che mi balena negli occhi ricorda uno di quei cartoncini stile fine '800 dove di solito sono disegnati dei bambini dalle guance rosse e in una stagione a mezz'aria tra primavera ed autunno condensata nella leggera bellezza degli occhi dell'infanzia.
L'idea che mi viene è che l'immagine iniziale trasudasse direttamente dalla canzone e che, in realtà, fosse il varco da dove si entra nella propria immaginazione. Una porta oltre la quale si viene traghettati, ognuno attraverso le proprie idee, le proprie speranze , passando per i ricordi, le parole, le passioni e le tristezze , fino ad approdare ad un proprio, intimo, mondo di cristallo.
Nella diversità delle sensazioni che, oltre questo varco, ogni persona puo' avere , credo che il comune denominatore sia un intrico di passato e di futuro ideale, nel miraggio della nostra continua ricerca della felicità o, semplicemente, per chi non è troppo trasportato in alto dalla musica, potranno essere 3 minuti e 50 di spensieratezza, rilassamento e... di melodia unica.

venerdì 28 aprile 2006

Sentieri nell'occaso


A volte si hanno dei ritorni di debolezza, anche quando tutto sembra aver preso la strada migliore possibile, persino se davanti abbiamo l'asfalto scuro appena rifatto con le strisce che delimitano la carreggiata e la mezzeria di un bianco candido, quasi divino nel loro indicarci la retta via.
Ma a quel punto c'è una piazzuola e ci si ferma, si sta delle ore a non far nulla, solo guardando le ombre allungarsi sempre di più nella luce, meno intensa ma più vera, della sera.
I colori che un attimo prima erano suadenti nella loro coltre diafana, si ripropongono come nel ricordo di un tempo. Blu, rosso, giallo..il verde. E non ricordavi piu' che quelli erano i colori che una volta vedevano i tuoi occhi .
E allora ti chiedi come mai non li avevi piu' visti e ti chiedi come hai potuto vivere senza di loro, senza neppure sentirne il desiderio in tutte le serate della tua vita.
In un attimo ci arriva l'idea del perchè. E' cosi' silenziosa che riusciamo a scorgerla solo quando sta già allontanandosi. Ma siamo rinfrescati dalla brezza che muove dietro di lei e che dolcemente si sventaglia dentro la nostra anima lasciandoci la sensazione di aver capito qualcosa di profondo.
A volte quella sensazione ci fa alzare gli occhi sugli ultimi raggi che arrossano le nuvole distese poco al di sopra dell'orizzonte, ma non rimaniamo con lo sguardo fermo per molto, la sensazione ci fa andare oltre e ci sentiamo gli uccelli lontani che vediamo volare sopra le ombre degli alberi e noi siamo là, lontani, ma nello stesso tempo completamente dentro noi stessi, siamo il vento e la luce, siamo la notte che sta dietro di noi e le prime stelle che porta con sè.
Finalmente ci siamo ritrovati e con uno sguardo nuovo voltiamo ancora gli occhi verso la strada asfaltata da poco, con le sue strisce bianche che ci sembreranno ancora piu' splendenti e nette nella penombra.
Poi, alla fine, riprenderemo a camminare consapevoli del nostro percorso, ricordandoci che quella è sempre stata e sarà la nostra strada!




Luk

sabato 22 aprile 2006

Momento poetico dialettale



Vento de mâ - G. Murchio

E nuvie se scöran pe o çê
scrövindo in sa e in là
proei de margaitin.

Se sente in te l'öa ch’a s'inombra
leväse cian cianin o sospïo da seja.

Vento de mâ,
pòrtime via de chì,
famme trovâ pe 'na vòtta,
in to parpellâ de primme stelle,
a stradda do destin.


Prìe de mâ - G. Murchio

I mæ giorni son prìe de mâ,
pòvei risseu consùmmæ
in sce a sponda di mæ seunni asmòrti.

Prìe de mâ son i mæ passi lenti
che lascian, pesanti in sce l'ænn-a,
l'impronta scûa da penn-a d'ogni giorno.

Prìa de mâ o l'è o mæ cheu stanco,
che l'onda a se pòrta in sà e in là,
sensa päxe, in sce l'ænn-a.

mercoledì 19 aprile 2006

Il vaso di Pandora


E' certo che le l'idea positivista del mondo come teatro dell'eterno miglioramento della condizione umana, che ebbe forti spinte intellettuali in molte epoche della nostra storia, ha avuto qualche rinculo con l'inizio del nuovo millenio.
Gli anni '90 dello scorso secolo chiudevano un periodo di grande benessere per alcune zone del mondo o di speranza per altre, caratterizzato da equilibri che hanno permesso di mantenere un generale stato di pace, malgrado alcuni vecchi focolai che ardono da sempre, come nel Ruanda, nei Balcani o la questione Mediorientale.
Simbolicamente, proprio dopo il Giubileo del 2000, il cammino umano ha trovato bonaccia per le sue vele e, forse anche peggio, ha perso la bussola e la benchè minima idea di quale fosse la propria direzione!

Sarebbe facile far risalire tutto all'11 settembre, ma non credo sia così.
Il nostro è un mondo dove ogni nazione è indebitata e ogni debito, nel tempo, è una ricchezza per chi è creditore, un circolo infinito di debiti/crediti, molti dei quali azzerabili per proprietà transitiva (io devo a te tu devi a lui, lui deve a me!) ma in una società dove non è il fine quello che crea ricchezza, ma il mezzo, è un'operazione che non conviene.
Ma la ricchezza creata a questo modo ha la consistenza di una manciata di fumo ed ha un tarlo enorme al suo interno: non crea benessere ma altra ricchezza, però per pochi e con sempre meno vincoli alla realtà.
E così, intere nazioni dichiarano bancarotta; l'Argentina, a causa dell'improbabile e forzato ancoraggio dei Pesos al Dollaro, enormi gruppi industriali alterano i loro bilanci per ottenere crediti all'infinito in modo da fagocitare altre aziende e sanare per qualche tempo le proprie casse, gonfiando sempre piu' la bolla economica su cui si basano, fino a scoppiare come è successo alla Parmalat di Tanzi oppure, notizia degli ultimi giorni, al plaboy-faccendiere Riccucci.

L'economia mondiale è senza senso, senza progetti se non quelli per l'indomani e senza punti di riferimento se non una rincorsa sfrenata all'energia, ma a differenza di alcuni momenti storici, una rincorsa ignorante, senza lungimiranza, senza ricerca e legata soprattutto alla fonte non rinnovabile per eccellenza: il petrolio.
Ricordo che non piu' di un triennio fa si diceva che qualora l'olio nero avesse raggiunto i 40 dollari al barile ci sarebbero stati problemi seri per l'economia mondiale.. proprio oggi abbiamo raggiunto i 74 dollari e la congiuntura internazionale non lascia sperare un futuro in discesa, a questo punto non so se creassero allarmismo allora o se è ora che conviene non farci rendere conto della profonda crisi che stiamo vivendo.

Una situazione di difficile risoluzione, considerando anche che non solo le nazioni che hanno dato al capitalismo questa forma alterata non riescono ad uscire dalla discesa verso baratro, ma anche altre nazioni e con un paio di miliardi di teste come la Cina e sicuramente con pochi scrupoli umanistici ed ambientali, stanno buttandosi a piè pari in questa allegra associazione a delinquere mondiale.

Come fare? Ovviamente le idee sono molte, e i metodi ci sono.
Sì, siamo incalzati da un terrorismo folle e da molti altri terrorismi più subdoli che piano piano rendono univoche le nostre paure e ci fanno cadere in un fatalismo atono e senza forze.
Ma credo che questi siano solamente i colpi di coda di un mondo che ormai non c'è già più da anni, bisogna solo aspettare di accorgercene, e allora avremo, come sempre nella storia, la forza di dare uno sguardo al di là del petrolio, al di là dei Bond, al di là di questo capitalismo tardo ottocentesco e di ricominciare ad occuparci realmente dell'economia del nostro fabbisogno.

Lu

martedì 11 aprile 2006

Ma se ghe pensu!


E' sempre una cosa lieta scoprire o anche riscoprire che a volte i luoghi comuni possono venire completamente rovesciati dalla realtà..

E' un luogo comune che i vini francesi siano i migliori, ma quando assaggi un Somontano, un Nero d'Avola o un Cabernet Sauvignon del Cile capisci che qualcosa non va in quello che usualmente si dice.

Era un luogo comune, alcuni anni fa, che i computer togliessero posti di lavoro, ma è risultato vero il contrario, sono nate moltissime attività professionali legate ai computer ed alle nuove tecnologie che hanno aumentato le possibilità di lavoro e migliorato le condizioni lavorative in moltissimi campi.

Ed è un luogo comune che chi lascia l'Italia per emigrare all'estero, porti con sè una nostalgia di casa che per la maggior parte si tramuta in idee politiche conservatrici nazionalistiche e destroidi.
Quest'idea era sicuramente nella testa di alcuni politici nel nostro Paese e per questo motivo si promulgò una legge per concedere il voto agli italiani residenti all'estero.

Fortunatamente questo si è rivelato solamente un luogo comune, un preconcetto sbagliato!
In queste ultime elezioni politiche, le prime in cui è stato esteso il suffragio agli italiani residenti all'estero, il voto espresso non è andato a vantaggio della destra ed ha salvato (forse) l'Italia da un sicuro periodo di instabilità.
Questo ha avuto molte cause ed apre la mente a molti pensieri.

Principalmente credo che quello che risulta chiaro sia che avere in mano tutta l'informazione di massa (le televisioni), contrariamente a quanto si asserisce in alcune esternazioni ministeriali, conta eccome!
Noi siamo qui, abbiamo visto come la vita sia peggiorata negli ultimi anni; l'enorme inflazione, la precarietà estrema del lavoro, soprattutto giovanile, la caduta in picchiata del sistema scolastico.. la ricerca..(vabbè se elenco tutto non la finisco più!) eppure, per la metà delle persone che vivono su questa simpatica penisola è vero il contrario.
All'estero, dove la propaganda delle televisioni italiane (via satellite) è stata, perlomeno, bilanciata dalle televisioni libere locali, ci si è resi conto molto più chiaramente del baratro verso cui stava cadendo l'Italia. Ed il voto che è stato espresso è di sicuro il risultato di questa presa di coscienza.

E' interessante vedere l'andamento delle preferenze di voto nelle varie regioni del mondo, per capire molto piu' profondamente quanto conti l'imbonimento delle televisioni nella formazione delle idee.
In Europa dove le gesta del nostro Premier e la situazione economica dell'Italia erano molto tenute sotto controllo per la nostra appartenenza all'Euro (e all'Europa stessa).. la sinistra sfiora il 60%, mentre nell'America del Nord la situazione si ribalta, avrà qualche legame col fatto che Bush è molto amico di Berlusconi?
Nell'America del Sud, la situazione è quasi comica, perchè una formazione politica che raggruppa quasi il 32% dei voti (Associazione Italiani Sud America) ha già detto che si schiererà dalla parte dei vincitori...il 32% degli Italo-Americani del sud, credo che finirà per farsi qualche corsetta nudo punto da qualche vespa.. "ma non ragioniam di loro!"
Comunque.. laggiù F.I. è all'8% ma è gia' chiaro da tempo che un vento mancino soffia su quell'emi-continente.
Nel resto del mondo, invece, c'è una sostanziale parità!

In quest'ottica, allora, bisogna ringraziare proprio questo governo per il voto a lui sfavorevole, ringraziarlo per aver fatto emigrare molti giovani per la paura dell'incertezza del precariato a vita, per aver permesso la fuga di cervelli dalle università italiane verso istituti di ricerca ed aziende estere ed infine per aver promulgato una legge per permettere a tutti loro di vendicarsi a colpi di matita copiativa.

Lu

giovedì 23 marzo 2006

Alla ricerca del tempo




Ricordo al liceo quando per la prima volta abbiamo letto il brano della Madeleine contenuto nel romanzo di Proust "Alla ricerca del tempo perduto".

..Ero giovincello e i ricordi della mia vita legati ad odori, profumi, immagini e a molti altri fatti accidentali anche non ben definiti, erano ancora tutte cose molto vicine al mio presente e la mia interpretazione e le idee che mi feci sul romanzo erano sicuramente parziali.
Ma la sensazione di ciò che era "passato", era gia' la stessa che ho adesso.

C'è una certa impalpabile sofferenza in noi nel tornare indietro nel tempo e ricordare la nostra vita passata, sia che si vada a scavare nel ricordo dei momenti peggiori, sia che l'immagine che ci arriva in testa possa appartenere ad uno dei migliori momenti della nostra vita.
Perchè?
La risposta più diretta che posso dare è che la nostra mente soffre per la morte del tempo, del tempo che fu.
Ogni ricordo, sotto la forma di una scarica elettrica contenuta nei dedali del nostro cervello, non è altro che la cicatrice di un momento preciso della nostra vita, un briciolo di quello che è stato, registrato per sempre in qualche antro sperduto della nostra memoria.
La sofferenza arriva quando non abbiamo piu' il riscontro diretto del mondo richiamato dal ricordo, allora la nebbia ci avvolge, il ricordo si bagna di malinconia e il pensiero ci racchiude in noi stessi in un improbabile ritorno al passato alla ricerca di appigli tramite i quali riportare alla mente qualche sensazione.

Però quando è una Madeleine, o il profumo delle rose, o una melodia che ci ravviva la memoria, il ricordo non dovrà rincorrersi nel passato ma parte della sensazione di qualche attimo ci è riportata direttamente da uno dei 5 sensi. Allora avremo la sensazione che in qualche modo, qualcosa di quel tempo ci sia ancora, ben viva nel mondo e la nostra mente non soffrirà del vuoto attorno al ricordo e anzi, potrà goderene ancora una volta.

"..E subito, meccanicamente, oppresso da quella giornata uggiosa[..]mi portai alle labbra un cucchiaino di tè nel quale avevo lasciato che si ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le biciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi sua causa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della ivta, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell'amore, colmandomi di un'essenza preziosa: o meglio, quell'essenza non era dentro di me, io ero quell'essenza[..]Da dove era potuta giungermi quella gioia così potente?[..]
Giungerà mai alla superficie della mia coscienza lucida quel ricordo, quell'istante remoto che l'attrazione di un identico istante è venuta da così lontano a scuotere, sollecitare e sollevare nel mio io più profondo?[..]

E tutt'a un tratto il ricordo è apparso davanti a me. Il sapore era quello del pezzetto di madeleine che la domenica mattina a Combray, quando andavo a dirle buongiorno nella sua camera da letto, zia Lèonie mi offriva dopo averlo intinto nel suo infuso di tè e tiglio"
(Marcel Proust)


Oggi il profumo della primavera e una foschia che permeava la vista su Genova dal Righi, sono stati la mia Madeleine, ma ho la certezza che il ricordo che sta venendo a galla, non sia di qualcosa di successo realmente, ma sia la memoria di qualche pensiero sul mio futuro, avuto in passato...


giovedì 16 marzo 2006

I Fogli del Premier



16 marzo

Ho l'esclusiva, sono riuscito ad avere uno dei fogli di appunti che il nostro premier ha scritto nel faccia-a-faccia con Prodi.
Non posso riferirne la provenienza, ma voglio condividere con voi questo documento che definirei "storico" per la sua profonda valenza politica ed intellettuale.





Fatene buon uso!


21 marzo


Vorrei integrare il post con una nuova pagina degli appunti del nostro amato premier che mi è arivata proprio ieri da internet.
Probabilmente questa appartiene ad una fase avanzata del dibattito, quando ormai gli animi erano accesi, considerando anche il contenuto da cui, se vogliamo, possiamo evincere una sommessa insofferenza da parte del premier per le parole della controparte.





Adeu!

venerdì 10 marzo 2006

Equazioni


-La nostra vita ha una durata.
-La nostra vita ha una direzione, dal passato verso il futuro.
-L'intersezione tra passato e futuro la definiamo Presente.

Dati questi principi vado, di seguito, a formulare un teorema che riordina il concetto di eternità rapportato alla figura del tempo percepita dall'entità Uomo.
Partendo da un presupposto originario che vede l'elemento conoscitivo e elaborativo dell'uomo, che è il cervello con le sue diramazioni periferiche denominate "Sensi", dotato di una visione dell'esistenza esterna ad esso, non distorta, si possono tracciare alcune linee fondamentali sulla percezione del tempo e dei suoi rapporti con la materia e lo spazio in cui il tempo stesso giace e si evolve.


  1. La materia non è statica, ma la sua esistenza è rapportata al tempo. Possiamo quindi enunciare che la materia "è" , solamente se relazionata al tempo.
    Perciò: Materia1=K x Materia / Tempo Dove Materia1 è la nostra percezione della materia e K è un fattore molto complesso che fa riferimento a tutte le posizioni assunte dalla materia in funzione del tempo e dello spazio [K(x,t)].
  2. Il tempo non è percepito dall'uomo
  3. Lo spazio non è percepito dall'uomo
  4. K x Tempo x Spazio .. è un'entità percepita dall'uomo. Spesso si pone un punto 0 (zero) nel quale si puo' approssimare il valore K per poter ricavare alcuni valori di spazio e tempo, questo punto zero è pari al Limite per T che tende a -presente (il segno meno è per indicare la direzione da cui arrivano i valori) di F(T)

F(T) non è altro che la funzione che regola la nostra esistenza in ogni sua più piccola manifestazione, una funzione complessa, dalle poche variabili ma che compaiono in forme e modalità diverse.
L'integrale di F(T)dt da T = - oo a T=0 (zero) (cioè un punto infinitesimamente prima del presente) è un'area che identifica la sfera di ciò che siamo, mentre quello che va da 0 a + oo indica la sfera di cosa saremo, che a sua volta è legato a doppio filo alla sfera di ciò che siamo.

Questa fa pensare ad una variabilità vincolata della funzione rispetto al punto fisso T(zero) perciò: "F(t)[per t<0] = F(t) x Z(x,t)[per t>0]"
Z (x,t) è a sua volta una funzione che tiene conto di molti fattori tra i quali, la causalità degli eventi e la fluttuazione del tempo nei confronti degli eventi stessi.

Arriviamo ad un concetto di infinità incapsulata. Non si può considerare l'eternità senza considerare noi stessi racchiusi in un confine temporale e spaziale, oltre il quale si staglia l'infinito temporale (eternità) e l'infinito spaziale. Per questo, le due entità sono internamente incapsulate dalla nostra sfera di esistenza e per conclusione non sono nè infiniti nè eterni avendo una vacanza nel punto zero (il presente non è infinito) e avendo quindi un confine in quel punto.

L'eterno, allora, è percepito come tutto ciò che non siamo, e tutto ciò a cui non riusciamo ad arrivare, ma, per paradosso, siamo interamente composti da esso e lo limitiamo.

Per questo, parlando di noi stessi e del nostro divenire possiamo definirci:
Pezzi di eternità che si muovono su pezzi di infinito.

(...Per scrivere qualcosina dopo una settimana di "silenzio"
Saluti a tutti)



venerdì 3 marzo 2006

Il suono del Mediterraneo

(Penseri Abbozzati)


Dispersi nella nostra vita adulta, nel nostro lavoro, nei pensieri che fluttuano dentro di noi, a volte come minaccia, a volte come semplici idee di una vita migliore, spesso naufraghe nelle nostre esistenze ed a volte orfane persino di noi stessi.. salpiamo ogni mattina diretti nell’oblio di vite non nostre e immersi nella terra dei nostri padri, ma a noi sempre più ignota.
Proprio la terra che sempre è stata nelle radici di ogni nascita, oggi è sempre più parte di un mondo esterno a noi, accessorio e per questo perde il suo valore, fino a diventare, in alcuni casi, una semplice incidenza.

Stamattina, in macchina, ascoltavo Sirtaki di Pino Mango e quello che sto scrivendo adesso, in maniera un po’ confusa e disordinata, è derivato da quel momento sonoro della mattinata lavorativa.
Sirtaki ha un suono che non ti lascia dubbi, arriva direttamente dai fianchi di quelle montagne bianche che danno sul blu del mare della Grecia. Anche solo a immaginarla, sei accecato da questa duplicità cromatica direttamente dipinta dal sole con pennellate di vento, ma quando nei tuoi occhi, il verde intenso degli alberi di ulivo si intromette in quello scenario, le sue tinte ti rassicurano: “Sei ancora sulla terra”.
Dopo Sirtaki era la volta di Lei verrà e quel mare profondamente blu è rimasto lo sfondo impercettibile di un infinito campo di grano ingiallito dall’estate e le scene del film “Io non ho paura” hanno iniziato a passare per la mia testa.

Pian piano il mare ha ripreso corpo, e l’ho incontrato nel Tigullio, una delle sue massime espressioni, dove il blu della Grecia è solamente un po’ meno imbiancato dalla spoglia pietra ed è rinchiuso tra le pareti verdeggianti di una terra che quello che concede, te lo fa scivolare tra le mani nominandolo a bassa voce.
Poi ho riascoltato Sirtaki e non mi sono sforzato ad immaginarla nello scenario del Mar ligure.
Il suono del Bouzouki, sembra interpretare benissimo il frangersi delle onde sugli scogli di Punta Chiappa oppure il riflesso del sole nell’azzurro del mare che si intravvede tra gli ulivi, scendendo per il sentiero di San Rocco di Camogli.

Allora è lui, il Mediterraneo ad avere il suo suono, è lui che accoglie nella sua culla la coscienza delle persone e che infonde della sua atmosfera anche terre molto lontane tra di loro.. e tinge di un vicino esotismo ogni tratto di costa attorno al suo letto blu.
...Ed è lui che spesso, dispone i nostri animi a comprendere come il nostro sogno che un giorno era vivo, non abbia mai smesso di ritornare a noi portato dalle onde..ed i riflessi sopra ognuna di esse non siano altro che note che il suo bouzouki sta suonando per noi!

“ ...E mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente e viva, e il suon di lei..”
(Leo)


Lu

martedì 28 febbraio 2006

Linux


"...Dopo aver dato fuoco sotto alla caffettiera, accese il computer.
La prima schermata domandava quale sistema operativo si volesse usare, Linux oppure Windows.
Il primo lo aveva creato a sua immagine e somiglianza, appena installato era spoglio e un po’ sterile, ma dopo qualche download e qualche correzione al codice sorgente, era diventato un sistema perfetto. Mentre il secondo era un po’ più pratico e più lesto nell’avviarsi.
Pensandoci bene, però, quella era una serata da Linux.
Louis ricordò con un sorriso quando Elena storceva il naso ogni volta che vedeva pinguini aggirarsi per lo schermo del computer.
Non capiva la bellezza di quel sistema operativo: -Ma cosa te ne fai di un sistema che per farlo funzionare devi spenderci più tempo che ad usarlo realmente?-
Linux riportava Louis a quel periodo sul finire degli anni settanta, quando i sistemi operativi erano tutti un lavoro in corso, quando il computer non era ancora un oggetto da arredo, ma era qualcosa di molto empirico da tenere negli angoli più nascosti della casa.
Lui era un appassionato di programmazione fino da allora e quando negli anni novanta vide nascere questo sistema operativo completamente gratuito e libero di essere riprogrammato a piacere, senza vincoli di licenze e di diritti di copia, bè non poté far altro che diventarne uno dei programmatori, ovviamente a tempo perso come quasi tutti gli altri sostenitori di Linux, ma con una grande passione."

Io non sono un programmatore, le mie passioni hanno il brutto vizio di terminare quando mi hanno dimostrato che potrei farcela benissimo a fare una cosa, ma.. "meglio non andare oltre, ho da dimostrarti qualcos'altro!" ..Ho piu' uno spirito da pioniere che da scienziato!
Il computer però, è uno dei tanti "ritorni" della mia vita.
...Ricordo il primo Vic20 di quando avevo 8 anni, probabilmente sono stato uno dei primi a comprarlo, qui nel mio paese.
Con quel computer, assieme a mio fratello e soprattutto a mio padre, abbiamo imparato a programmare (in Basic) ..e abbiamo capito quanto il distacco tra un essere umano "normale" ed uno che progetta apparati elettronici sia veramente abissale.
...Abbiamo anche giocato.. a Cosmic Cruncher, a Jupiter Lander.. e a molti altri giochini.
Poi non ci è bastato piu' quel poco che potevamo fare con lui ed abbiamo comprato la Super Expander Catridge, un aumento di 3kbyte e soprattutto una serie di ROM, piene di tutte quelle delizie informatiche che permettevano di manipolare la grafica, i colori e le periferiche in genere, in modo molto piu' pratico.. CIRCLE 1,50,50,,10!! ...Che bel mondo ! :)

Poi venne il Commodore Plus4..spettacolo di ingegneria, ma non troppo compreso in casa mia e soprattutto da me. Poi il C128 che mi accompagnò per molti anni ed infine, ma ormai ero all'università, uno degli ultimi Amiga in produzione.. e da qui in poi ho iniziato a tradire la Commodore con i PC!

La passione andava e veniva, dondolando tra quella per la musica, la scrittura, quella per qualche sport e per molti altri piccoli interessi, che non sono mai riusciti a maturare.
Qualche anno fa, in uno dei momenti in cui il computer stava tornando, sentii parlare di Linux da un mio amico, non aveva neppure lui idea di cosa fosse in realtà, ma sembrava molto entusiasta di quel sistema col pinguino Tux come simbolo.

Comprai una rivista dove regalavano il disco di installazione di una delle tante "distribuzioni" o Distrò, come le chiamano gli adepti più tenaci.
Era la Madeinlinux4.0... non riuscii ad installarla per problemi di compatibilità con la scheda video!! Ma ormai ero intenzionato a installare Linux sul mio computer, in un modo o nell'altro.
Trovai quello che faceva per me in una distribuzione dal nome di cappello anni '20.. Fedora, nella sua versione alfa, quindi un po' abbozzata ma compatibile al 100% con le precedenti RedHat (cappello rosso.. ecco il richiamo di Fedora!!).
Rimasi sbalordito nel vedere come riconosceva immediatamente e senza errori tutte le periferiche e a come era facile, una volta impostata, far funzionare la rete.
Mi appassionai a quel mondo, fatto di righe di script e programmi in linguaggio C++ (anche se io, ribadisco, non sono un programmatore!).
Guardai con ammirazione quella comunità di persone che, come il creatore del sistema, Linus Torvalds, senza nessun guadagno in termini monetari, lavoravano nottetempo per creare, sviluppare e migliorare sempre più, non solo il sistema operativo, ma anche tutti quei programmi accessori che servono per ogni possibile sviluppo.. perchè anche un utente normale potesse usare quel sistema per lavorare o per svagarsi.
Queste continue migliorie hanno fatto sì che Linux, nato da un nucleo principale molto spartano e rigido, derivato dal fratello maggiore Unix, sia arrivato ad essere un sistema operativo stabile e piuttosto semplice da installare, con l'unica nota negativa di non essere preso in considerazione dai programmatori di software commerciale, soprattutto per i problemi con la sua licenza (GPL), un po' troppo libera.

Linux si è affermato, non poteva essere altrimenti. Ma nei paesi occidentali, dove la forza di propaganda dei colossi dell'informatica è riuscita a smorzare quell'idea un po' troppo sinistroide di un sistema operativo completamente libero, non riesce ad ottenere lo spazio che meriterebbe di avere.
Però sono già molti quei paesi, dove la fame di informatica è molto piu' debole di quella reale, che nelle loro strutture, nei loro posti di lavoro, hanno adottato questa forma di tecnologia un po' più umana ed aperta alle esigenze di ognuno.

Nota triste per il finale.. ho appena disinstallato un gioiello di sistema linux, Mandrake10.0, mai andato in tilt, installato su un portatile di quelli con periferiche, cosiddette, difficili, per fare spazio a musica e altre cosine del genere.. come direbbero alcuni: "Sto con gli altri!"

Lu

venerdì 24 febbraio 2006

Ferrovie & Valpolcevera


A volte mi sento come san Paolo, nel suo viaggio verso Damasco; immerso nella mia vita quotidiana, nei suoi tanti pensieri, negli intenti che mi propongo, vengo catapultato, previa folgorazione, in qualcosa di diverso, che spesso, nel mio caso, ha sapore di passato.
Diciamo subito che io, diversamente dal nostro simpatico santo, non ho mai sterminato cristiani, né tantomeno è mai apparso Gesù nei miei sogni.. ehm..d'accordo, a parte la mattina di quella equivocata apparizione in casa mia.. ma, una volta per tutte, non era lui!!
Bene.. la mia folgorazione è più che altro un riflettore, che non punta verso di me ma sapientemente accende qualche abbozzo di vecchia sensazione o, facendomi focalizzare lo sguardo su qualche particolare, illumina qualche antico ricordo disperso nella nebbia della mia memoria.

Oggi c'era uno di quei riflettori sul greto del Polcevera, nel bel mezzo della mia giornata lavorativa... e, fortunatamente, non era un autovelox!
Il suo fascio di luce mi è apparso proprio nell'intersecarsi di ponti all'altezza di Rivarolo e sfidando le leggi dello spazio-tempo ha curvato su sè stesso, ha aumentato la sua velocità per poi diminuirla di nuovo ed è andato a colpire una chiave inglese sotto un altro ponte, quello ferroviario di Campomorone, circa 28 anni fa.
La storia della chiave inglese, non ha valore in sé, non è che un ricordino, un po' come tanti altri, ma che insieme agli altri ha un suo perchè e in parte, se un battito d'ala di una farfalla agli antipodi puo' determinare il nostro futuro, questo ricordino puo' aver contribuito a far diventare il mondo quello che è oggi.

Ricordo che una sera mio zio Ninni era tornato a casa con questo oggetto in mano, io non avevo ancora ben in mente a cosa potesse servire; avevo circa 5 anni ed ogni cosa che mi si presentava agli occhi, era un qualcosa che veniva direttamente da un qualche mondo magico, che non mi era dato di conoscere.
Quella chiave, disse mio zio, l'aveva trovata proprio alla base di un pilone del ponte della ferrovia, dalla parte di Santa Marta.
Quel luogo ormai per me stava prendendo le sembianze di un varco dimensionale, era diventato il mio Shangri-la: quando mio zio mi portò a vederlo, controllai subito se, per caso, non ci fosse qualche altro oggetto lasciato da quella civiltà che magnanimamente ci aveva concesso quel primo assaggio della loro tecnologia.
Ovviamente non c'era nulla e mai più ci trovai niente di interessante, ma la base di quel pilone è rimasta nella mia testa un punto di riferimento tant'è che ogni volta che passo di li non posso fare a meno di dargli almeno un'occhiata.

Col passare degli anni il ricordo di quel pilone, nella mia testa si è riempito di molti altri simboli ed è andato a mescolarsi a quel polveroso odore di ferodo che ha accompagnato da sempre il mondo delle ferrovie e che mio padre, ogni volta che tornava a casa alla fine del turno di lavoro, portava con sé assieme alla stanchezza di una giornata di lavoro (..sui treni e a San Cipriano per costruire la casa).
I figli dei ferrovieri non possono fare a meno di avere un'idea ben precisa sul lavoro dei propri genitori. E non possono neppure non essere attratti da quel mezzo di trasporto che più di ogni altro infonde quell'idea di libertà che ognuno di noi ha cercato nella propria vita e che spesso ha trovato per la prima volta, proprio su di un treno, lasciandosi trasportare in qualche luogo sconosciuto, lontano da chiunque abbia voluto regolare le nostre vite a suo modo.

Il cerchio si chiude, il fascio luminoso è partito dall'intrico di ponti ferroviari di Rivarolo ed è tornato ai treni passando per qualche piccolo pezzetto della mia vita.
Vorrei finire facendo notare quanto la valle del Polcevera sia un grande intrico di binari e traversine e quanto sia importante il treno per la storia e il presente di questa vallata.
Le 3 linee che la solcano sono state tra le più importanti per lo sviluppo italiano del dopogerra e di sicuro gran parte del futuro della città sarà dato dall'ammodernamento delle linee delle merci e di quelle dei pendolari.
Però ammodernamento.. 3 linee ci sono già, a cosa serve una quarta?

Lu

lunedì 20 febbraio 2006

La Serenissima


Stamani ho preso in mano la tastiera del computer dell'ufficio dove lavoro, me la sono avvicinata ed ho iniziato a scrivere.
I miei pensieri avevano due direzioni.
La prima, ma con meno rimbombo nella mia testa, era quella che ha aperto la madre del ministro Calderoli quando ha avuto la malsana idea di concepirlo, mentre la seconda andava verso qualcosa di più intimo che pervadeva ogni mio senso, tanto da non avere la minima intenzione di scriverci sopra e ridurla alla misera condizione di un qualcosa di "detto" o peggio, di "scritto".

Terrò fede a questa idea e terrò fede all'idea che mi sono fatto leggendo giornali e blog vari e cioè che sul nostro (fortunatamente) ex ..ministro Calderoli è già stato detto tutto, persino quello che stavo iniziando a scrivere nella bozza del post di stamattina. Perciò, malgrado una gran voglia di riempire quell'uomo di insulti, dribblerò l'argomento.

Quindi, non mi resta che parlare di Venezia.. direi che è l'argomento giusto!

Mi è capitato di andarci in questo fine settimana di apertura del carnevale, anche l'anno scorso ero da quelle parti proprio in questo periodo, ma non pensiate che io sia un abitudinario...casualità!
Ero li con la persona con cui avrei sempre voluto essere in ogni posto che ho visto in vita mia... anche prima di conoscerla.
Ricordo alcuni anni fa a San Sebastian, nel nord della Spagna..una passeggiata per il Paseo Nuevo con i miei tre compagni di viaggio. Nella ventosa mattinata che ci aveva riservato quel ferragosto, quasi alla fine delle nostre vacanze, il mio pensiero andava già a lei.
Il vento sembrava portare da distante quell'idea.
E ancora, molti anni prima, era già con me nelle onde del mare davanti a Paraggi e nei miei passi pensierosi in una mattinata rubata alla scuola, ma per questo resa immortale nella mia memoria.

..Invece per le calli di Venezia non ho dovuto dar molto sfogo alla mia immaginazione, l'idea di quel giorno di molte estati fa e di altre mille tracce sparse nei miei ricordi, stava passeggiando realmente assieme a me, come ormai succede spesso già da molti mesi (6 proprio questo fine sett!).

Bè.. Venezia dicevo... l'abbiamo trovata con un timido sole e con una temperatura piacevole.
Lei era sempre uguale a sé stessa, con le sue gondole asimmetriche, con i suoi autobus, le sue ambulanze, i suoi taxi, che solcano l'acqua con molta più dignità rispetto ai loro analoghi gommati che avanzano per le strade asfaltate delle altre città.
I suoi palazzi, i suoi sestieri, le piazzette e le chiese, le centinaia di ponti sospesi nell'acqua dal colore smeraldo (sbiadito e opaco!..ma smeraldo) e i gondolieri con le loro canzoni "tipiche" ("Funicolì funicolà" e tutto un repertorio di canzoni napoletane!!.. chissà perchè!?).
Tutto era li, come in quelle bocce di cristallo con dentro la neve.

La mattina della domenica ci è apparsa avvolta nella nebbia, ogni elemento, palazzo o gondola che fosse, appariva come un ricordo solitario portato via dalla città, fino a che l'ascesa del sole ha tramutato in foschia il nuvolone che dimorava adagiato sulla laguna. A quel punto eravamo al Cà d'oro e il Canal Grande lo si poteva osservare fino a che non scompariva inghiottito dai palazzi.

Venezia...
...Malgrado la sua immutabilità, l'ho riscoperta più bella rispetto a 20 anni fa.. quando in terza media la vedevo per la prima volta con i miei compagni di scuola.
Allora era molto piu' sporca e più vecchia di adesso. C'erano molti più palazzi decadenti, grigi e scrostati ed alcuni traghetti erano dei cumuli di ruggine che sbuffavano nuvoloni neri di gasolio incombusto.
Devo dire che quella volta mi aveva fortemente deluso e solamente col viaggio dell'anno scorso e soprattutto con quest'ultimo, nella follia del carnevale e, forse, per il fatto di avere le persone giuste attorno (l'anno scorso uno dei miei migliori amici con sua moglie).. Venezia mi è riapparsa come era sempre stata nel mio immaginario prima di quella mia "prima volta"...questa volta ad aspettarci c'era davvero quella città che fu nominata, con tutte le ragioni del mondo, la Serenissima!

Lu

lunedì 13 febbraio 2006

Da Waterloo al Calvario

Stamattina mi sono svegliato contento!
Si! ...e ho continuato ad esserlo perchè finalmente ho avuto una visione, di quelle che solo Bernadette e pochi altri hanno avuto!
Ho visto un uomo con la croce sulle spalle, con un grande seguito di persone dietro di lui, pensavo fosse un'allucinazione del primo risveglio, ma no!..
L'immagine è durata parecchi secondi e per di più mi ha parlato!
E mi ha detto delle verità: "Io sono Gesù cristo!"
Giuro.. me lo ha detto! ..Allora non ho avuto dubbi, era proprio lui: Cristo, il nostro Salvatore!
Subito ho pensato all'opportunità di erigere un altare in quel punto della mia casa e, al limite, demolire la mia umile dimora per costruire un santuario.
Però ho avuto un po' di titubanza: Egli disse, molti anni fa, che non avrebbe voluto templi in suo onore, perciò sarebbe stato un po' irriverente nei suoi confronti. Allora mi sono solamente inginocchiato davanti a quella visione.
In pochi istanti l'immagine è cambiata, non aveva piu' una croce sulle spalle ma aveva un grande cappello e guidava un'armata.
Ma come?.. Che è successo?.. non ci stavo capendo piu' nulla!
Ho chiamato mia madre per chiederle se anche lei vedeva le stesse cose che vedevo io, e con mia sorpresa mi disse di si: le vedeva anche lei! ...Allora non ero l'unico eletto a tanto vedere!!!
L'armata proseguiva con un condottiero esultante per l'auspicio di un oracolo di cui era venuto a conoscenza pochi giorni prima: "Tu sarai il vincitore!!"
Allora il condottiero proseguiva col sorriso verso Waterloo animando i suoi cavalieri con tanto di inni e canzoni.

L'apparizione, cosi' come era arrivata, svanì e rimasi solo con una tazza di caffè-latte fumante sul tavolo.

Quasi sempre, quando capita qualche evento mistico, come quello cui ho assistito stamattina, succedono strane cose nel mondo.
Allora, alla ricerca di segnali, nel corso della giornata ho comprato un quotidiano: La Repubblica.
In prima pagina c'era la notizia di una moria di uccelli!.. cacchio! Quale segnale migliore di questo avrebbe potuto seguire un'apparizione straordinaria come quella di stamattina?
Poi.. Un oro olimpico all'Italia.. e bè, anche questo...!!
Ma.. andando nei trafiletti piccoli vedo... si, ho di nuovo la visione! Chiudo per un attimo gli occhi e li riapro, vedo scritto: "Sono Gesù Cristo" e nella foto, l'uomo che ho visto stamattina in casa mia...e aggiunge: "Sono una vittima paziente come lui!"
...Ora mi è tutto chiaro!
E' di nuovo quel burlone che ultimamente vediamo spesso apparire in molte trasmissioni: da Giurato e Vespa fino alla radio da Fiorello e, prossimamente, potrebbe anche essere l'ospite d'onore al Grande Fratello o a cucinare i Pizzoccheri alla Prova del Cuoco! (in deroga alla Par-Condicio).

Dovevo pensarci, io non sono la persona più adatta per questo genere di cose, non sarebbe mai apparso davanti a me neppure un santo di quart'ordine..
Vabbè.. dopo la delusione, mi è venuta voglia di saperne un po' di piu' sulle gesta di questo simpatico comico ..e ho letto, a tal proposito, l'articolo di Curzio Maltese, forse uno dei pezzi migliori letti ultimamente.
..Cito un Brano: "..In un paese dove la politica è considerata una cosa seria, due infortuni di queste dimensioni (..si riferisce ai falsi sondaggi!), costano milioni di voti. Ma torniamo all'Italia.."

Con questo e con un po' di disillusione (e delusione) saluto tutti!

Lu.

sabato 11 febbraio 2006

Fienili


Ho intrapreso la strada del blog per alcune idee che mi vennero qualche tempo fa, riguardo a politica e.. diciamo, costume.
Poi, è così scivoloso il divenire che molto di quello che mi sembrava doveroso scrivere, è diventato un po' vecchio e non mi è più venuta voglia di ragionarci sopra, tantomeno di scriverci su.
Prima o poi, comunque, vorrei tenere fede all'intento primordiale e assicuro che qualche parolina sull'Italia ed il mondo di oggi sarà detta, ma per oggi vi parlerò di fienili.

Stamattina c'era qualche nuvola che attorniava la Guardia, il freddo del pieno inverno è piuttosto pungente, qui nell'alto dei 225 (!) metri d'altezza, ma quando la strada curva e ti ritrovi con in faccia il sole, i suoi raggi ti solleticano le guance facendoti gustare un'anticipata primavera.
Ho pensato di fare alcune cose:

1) Mettere lo scooter a riparo, è tutto l'inverno che si prende acqua e neve, quale giornata meglio di questa (che c'è il sole) per metterlo in cantina?
2) Portare Buck a fare un giretto.

Buck è un cagnetto.. ho incontrato una mia amica per strada che lo definiva "meticcio" io lo chiamerei "bastardo": figlio di una dobermann(Blick) e un altro bastardello della zona.
Ha circa 16 anni ed esce da un periodo in cui non riusciva bene a muoversi per una zampa che trascinava. Ora sembra che stia piuttosto bene, a parte che alla fine del giretto ha vomitato l'acqua bevuta poco prima!!
Bene.. siamo arrivati poco sopra alla casa Amendola, proprio dove fino ad un po' più di 2o anni fa, c'era un allevamento di dobermann e dove (carramba!) avevamo comprato sua madre più o meno 25 anni fa.
Siamo tornati indietro.. lui annusava ogni cacca che c'era per terra ed io ogni cosa che vedevo cercavo di legarla a qualche ricordo del passato..il terrapieno che avevamo fatto per una capannetta, "u zogu de-e bigge", la valletta dei funghi neri.. Forse io e lui stavamo facendo proprio la stessa cosa: cercavamo qualche traccia che potesse dare un senso a quella passeggiata che non fosse solamente quello intrinseco della passeggiata: passeggiare (per lui zampettare).
Quasi arrivati al dritto da dove si intravvede casa mia, ho guardato giù nel vallone erboso, dove all'andata c'era uno dei "nuovi arrivati" della collina che stava spaccando legna. Adesso senza quell'elemento di disturbo, lo sguardo non ha avuto remore ad arrivare alla casa dei contadini in fondo alla conca.
...
...
Il tempo per qualche secondo è tornato indietro, ho ricordato quei prati con la neve dell'85.. li ho ricordati nelle primavere della mia vita da bambino, con l'erba alta e le primule al limite dei boschi..
Ho ricordato l'estate.. quando con i miei amici e le mie amiche facevamo il bagno nei trogoli assieme ai pesci rossi, nell'autunno quando col mio amico Fabio andavamo a cercare i funghi nel bosco proprio sopra quella casa contadina.
..Bè si.. mi è anche venuto in mente l'incidente con la bicicletta che mi ha un po' devastato la faccia nell'estate dell'84 (?.. si mi sembra!).
Nella discesa sterrata per arrivare alla casa (dove abitava anche una delle mie amiche: Annalisa), la mia forcella davanti ha pensato bene di spezzarsi in un dosso..si capirà che botta posso aver dato per terra!
...Ora qualcuno dirà: "ah una botta in testa eh!?!.. Ho capito tutto!!!" eh eh.

Allora: primavera, estate.. i trogoli e altri piccoli ricordi.. ma quello su cui mi sono focalizzato spuntava timido dietro i rami di un albero di noce rinsecchiti dall'inverno: un fienile!

Porca miseria.. il fienile! Ora nel pieno del flusso dei ricordi, non esiterei un attimo ad assurgerlo ad emblema della felicità puerile.
E dire che erano sfuggiti per anni dal mio immaginario! Avevo altri fotogrammi che spesso facevano capolino tra la cornea e l'iride dei miei occhi, ma i fienili..non c'erano o perlomeno passavano quasi inosservati... chissà perchè!

Ricordo la fine di ogni estate, le lunghe estati di quando si hanno 7, 9 , 11 anni.. i fienili si riempivano d'erba fino al colmo e, malgrado i litigi con i contadini, io c'ero sempre dentro.
Era sempre un casino riuscire a salire perchè l'erba veniva compressa a formare un muro all'entrata e se provavi a scalare, l'erba si sfilava e inevitabilmente ruzzolavi per terra.
Il difficile allora era entrare, ma quando eri dentro.. non saresti piu' uscito..Montagne d'erba dove scavare tane, cunicoli e saltare dall'alto dei cumuli più elevati senza farti nulla all'atterraggio...le balle di fieno con cui seppellivi i tuoi amici e ti facevi sepellire con finte e giocose incazzature!
Da piccolo vedevo appartenere quei luoghi ad una dimensione diversa..e forse lo erano realmente considerando che ora, ticchettando sulla tastiera, la sensazione non è quella di essere qui, nella mia stanza, ora.. ma in un pagliaio, 25 anni fa.

Ciao!

venerdì 10 febbraio 2006

Riflessi


Le cose semplici sono quelle che piu' spesso riescono a rendere felici le persone.
Dico felici, non contente.. la contentezza è effimera, la felicità è profonda e come tale deve essere comprensibile da ogni più piccola parte del nostro corpo.
Più la felicità arriva da una cosa semplice, più riesce a seguire il flusso della nostra linfa, più si mescola col nostro sangue e ad ogni battito del cuore va a toccare le più piccole parti del nostro corpo. Per questo i ventricoli e gli atrii dell'apparato cardiaco, inconsciamente ma con sapienza, quando siamo nel bel mezzo di qualche situazione che ci rende felici, aumentano il loro lavoro.
Allora noi in quel momento siamo bambini, siamo coloro che senza pensare hanno capito il mistero della trinità (come disse Benigni nel suo più bel spettacolo in RAI), siamo quelli che hanno capito come mai i pianeti e le stelle ci girano attorno e di tutti gli altri perchè possano esserci ci sembra poterne quasi sfiorare le risposte con le dita... perchè.. quella è la felicità!
Sarebbe troppo se dicessi che in quel momento riusciamo ad arrivare all'anello mancante dell'universo, che ad E. Montale, sembrava di intravedere contemplando i limoni delle 5terre, o che potessimo avere la soluzione di qualche equazione che risolva i problemi del mondo..ma di sicuro arriviamo ad avere una coscienza di quello che è attorno a noi maggiore che in ogni altro momento.
Ecco.. i riflessi sono questi..i riflessi sono i bagliori di luce che arrivano a noi filtrati dal nostro stato d'animo.. e più il nostro animo è trasparente per accettare la felicità.. più i riflessi scendono nel profondo insieme ad essa.
Mi viene, ora da pensare ad un dilemma che mi ponevo qualche anno fa.. qualche è dir poco.. avevo almeno la metà degli anni che ho adesso..pero' il dilemma è universale: E' meglio amare od essere amati?
Chi vuol essere generoso direbbe Amare.. chi è un po' piu' egoista.. o stupido.. amato.
Chi vuole scavalcare un po' la domanda direbbe che il massimo è amare ed essere amato (ma guarda!!)
Sto arrivando alla conclusione che quello che importa alla fine è il riflesso.
Il riflesso di quello che tu stai provando, negli occhi dell'altro/a. In quel modo non ci sono più dubbi, tutte le canzoni, tutti i romanzi, le poesie, le nostre idee, che hanno fatto parte della nostra vita, sono condensate in quello sguardo insieme a quelle dell'altro/a.
Non c'è più l'amare o l'essere amati, c'è l'Amore.. nella sua forma di riflesso negli occhi.

Saluti.

Lu

giovedì 9 febbraio 2006

Parole

Parole... tutto sommato quello che posso aggiungere a questo, pur simpatico, antro elettronico, sono parole.
Non che le disdegni, anzi, sono un ottimo mezzo per descrivere ciò che parola non è e sicuramente anche il mezzo, in questo caso, può lui stesso essere interpretato da altre parole....Ma parole rimangono!
Quante volte abbiamo avuto la sensazione che quello che stavamo dicendo in un determinato momento fosse vecchio, fosse già uscito dalla nostra bocca migliaia di volte, quindi già stantio alla nascita?
Bene .. io quella sensazione ce l'ho spesso, specie quando quello che capita nella mia testa lo sento davvero come qualcosa di nuovo e grande, ma la parola che lo descrive è la stessa che ho usato migliaia di volte per qualcos’altro... senti di avere sprecato per una vita quella parola e vorresti inventarne un'altra con un valore più alto.
Un’emozione o un pensiero non sono mai gli stessi di quelli che, a volte, ci sembra di aver provato nel passato. Non fosse per altro, ad esempio per il tempo diverso o per le cose che sono successe nella nostra vita nel frattempo, che sicuramente hanno un po’ cambiato alcuni punti nella nostra testa.
Bene, allora in questo blog leggerete cose già scritte e sentite, vedrete immagini simili a molte altre, colori e sapori che non hanno nulla di innovativo.. ma voi.. prendeteli un po’ come delle coordinate cartesiane, in questo modo noterete che individueranno solamente un punto dell’universo, un punto che, in questo momento, nella penombra della sua stanza, sta terminando di editare il suo primo post! (..post?..)

Saluto tutti! (..e due!)