Per tutti quelli che, fermandosi a contemplare il tramonto per quei cinque minuti da quando il sole inizia a toccare l'acqua a quando scompare completamente, sono riusciti, anche solo che per un attimo, a sentire il ribollire del mare all'orizzonte.
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domenica 15 giugno 2008

Specchietto per gazze ladre



Nottinghamshire, tardo millecento, protetto dall'intricata vegetazione della foresta di Sherwood, l'insaziabile vendetta di Robin Hood aleggiava come un'ombra in tutta la contea: la leggenda di un nobile decaduto e privato dei suoi possedimenti dall'aristocrazia locale che depredava i ricchi e taglieggiatori per ridistribuire tutto alla popolazione povera e ridotta alla fame dalle tasse; una vendetta "bellissima"
Così come bellissima è stata definita in questi giorni dal suo autore la tassa sui redditi delle società petrolifere, L'IRES, o meglio il suo inasprimento nei loro confronti..la nientepocodimenoche “Robin Hood Tax”, sempre come la definisce il suo autore. D'accordo già meglio che definire bellissime tutte le tasse, come aveva fatto il suo predecessore, tuttavia bisognerebbe andarci molto cauti.

Premetto che l'idea la considero buona, ero rimasto molto sorpreso ed in un certo modo contento quando la Santanchè in campagna elettorale aveva promesso un provvedimento simile nei confronti di banche ed assicurazioni.
Ma in un momento particolare come questo, per quello che riguarda il prezzo del petrolio, ci avrei pensato un po' più su prima di sbandierare un provvedimento del genere nei confronti delle compagnie energetiche.
Infatti dal momento della dichiarazione, in borsa a Milano stanno avendo un calo vertiginoso le azioni delle aziende che gravitano nel settore: Garrone, Saras, persino la semi-statale ENI (quindi anche noi stiamo rimettendoci), stanno avendo dei cali significativi che sicuramente daranno il loro contributo al rincaro ulteriore dei prezzi dei carburanti, senza contare che anche la tassa, quando e se varata, potrebbe produrre un ulteriore assestamento di prezzi verso l'alto.

Bisognerebbe, almeno per quello che riguarda l'Italia, partire dalla distribuzione, incentivare le aziende petrolifere a dis-capillarizzare le loro reti di vendita, indubbiamente eccessive. Non c’è paese in Europa che abbia un numero di distributori così elevato come qui e questo, senza dubbio, ha un costo enorme.
In Spagna, ad esempio, la benzina costa mediamente 30 centesimi meno che in Italia, distributori ce ne sono la metà e la benzina si riesce a fare lo stesso senza problemi -oltretutto loro non hanno le accise per pagarsi la guerra dell'Abissinia (1935) e per la crisi di Suez ('56) e le mille altre tasserelle un po' anacronistiche che invece qui spadroneggiano da decenni-.
Inoltre nella legislatura precedente era stato iniziato un discorso di liberalizzazione del mercato per la vendita del carburante nelle catene di grande distribuzione come Coop o Carrefour. Cosa che potrebbe essere vista come antitetica alla diminuzione delle pompe, ma che preso in un quadro generale di ridimensionamento potrebbe produrre ribassi del prezzo come successo, ad esempio, in Francia.

Comunque, a parte tutto, ben vengano maggiori tasse sugli utili delle aziende che speculano ai danni del consumatore finale, però con un provvedimento un po' più generalizzato e partendo da chi, oggi, sta veramente arricchendosi spremendo l'Italia, come le compagnie telefoniche e come dicevo prima, banche ed assicurazioni, purtroppo intoccabili perché banchiere ed assicuratore è chi dovrebbe prendersi la cura di tassarle.

1 Comments:

Anonymous valery said...

Miseria ladra!! E qui ci sta proprio bene tale esclamazione perchè siamo sempre più poveri!!.
Non ti so rispondere con argomenti politici-economici adeguati in questione ma ....terra terra ti dico che da qualche mese non mi bastano più 10 euro di super verde al sabato e domenica ma ne consumo almeno 15/20 !! E non perchè percorro più km !!!....
Posto questo articoletto del 5 maggio :

"Scaduto il bonus fiscale pensato per contenere i prezzi del carburante, il prezzo di benzina e gasolio ha riguadagnato 2 centesimi di euro proprio quando il costo al barile del petrolio è sceso di ben 10 dollari. Possibile? Adoc che si adopera per la tutela dei consumatori oltre a denunciare l’emergenza prezzi, riflette anche sulle contraddizioni che in Italia portano la spesa della famiglie a continui aumenti ingiustificati. L’aumento del prezzo dei carburanti infatti, in questo particolare momento congiunturale è paradossale e viene il dubbio che il livello di speculazione che investe il settore sia eccessivo e strategicamente manovrato in assenza di una autorità che vigili e porti trasperenza su un settore così importante per il paese."

Ciaoo il lavoro mi chiama....sgrunt che voce antipatica!

18 giugno, 2008 12:19  

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