Per tutti quelli che, fermandosi a contemplare il tramonto per quei cinque minuti da quando il sole inizia a toccare l'acqua a quando scompare completamente, sono riusciti, anche solo che per un attimo, a sentire il ribollire del mare all'orizzonte.
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venerdì 24 febbraio 2006

Ferrovie & Valpolcevera


A volte mi sento come san Paolo, nel suo viaggio verso Damasco; immerso nella mia vita quotidiana, nei suoi tanti pensieri, negli intenti che mi propongo, vengo catapultato, previa folgorazione, in qualcosa di diverso, che spesso, nel mio caso, ha sapore di passato.
Diciamo subito che io, diversamente dal nostro simpatico santo, non ho mai sterminato cristiani, né tantomeno è mai apparso Gesù nei miei sogni.. ehm..d'accordo, a parte la mattina di quella equivocata apparizione in casa mia.. ma, una volta per tutte, non era lui!!
Bene.. la mia folgorazione è più che altro un riflettore, che non punta verso di me ma sapientemente accende qualche abbozzo di vecchia sensazione o, facendomi focalizzare lo sguardo su qualche particolare, illumina qualche antico ricordo disperso nella nebbia della mia memoria.

Oggi c'era uno di quei riflettori sul greto del Polcevera, nel bel mezzo della mia giornata lavorativa... e, fortunatamente, non era un autovelox!
Il suo fascio di luce mi è apparso proprio nell'intersecarsi di ponti all'altezza di Rivarolo e sfidando le leggi dello spazio-tempo ha curvato su sè stesso, ha aumentato la sua velocità per poi diminuirla di nuovo ed è andato a colpire una chiave inglese sotto un altro ponte, quello ferroviario di Campomorone, circa 28 anni fa.
La storia della chiave inglese, non ha valore in sé, non è che un ricordino, un po' come tanti altri, ma che insieme agli altri ha un suo perchè e in parte, se un battito d'ala di una farfalla agli antipodi puo' determinare il nostro futuro, questo ricordino puo' aver contribuito a far diventare il mondo quello che è oggi.

Ricordo che una sera mio zio Ninni era tornato a casa con questo oggetto in mano, io non avevo ancora ben in mente a cosa potesse servire; avevo circa 5 anni ed ogni cosa che mi si presentava agli occhi, era un qualcosa che veniva direttamente da un qualche mondo magico, che non mi era dato di conoscere.
Quella chiave, disse mio zio, l'aveva trovata proprio alla base di un pilone del ponte della ferrovia, dalla parte di Santa Marta.
Quel luogo ormai per me stava prendendo le sembianze di un varco dimensionale, era diventato il mio Shangri-la: quando mio zio mi portò a vederlo, controllai subito se, per caso, non ci fosse qualche altro oggetto lasciato da quella civiltà che magnanimamente ci aveva concesso quel primo assaggio della loro tecnologia.
Ovviamente non c'era nulla e mai più ci trovai niente di interessante, ma la base di quel pilone è rimasta nella mia testa un punto di riferimento tant'è che ogni volta che passo di li non posso fare a meno di dargli almeno un'occhiata.

Col passare degli anni il ricordo di quel pilone, nella mia testa si è riempito di molti altri simboli ed è andato a mescolarsi a quel polveroso odore di ferodo che ha accompagnato da sempre il mondo delle ferrovie e che mio padre, ogni volta che tornava a casa alla fine del turno di lavoro, portava con sé assieme alla stanchezza di una giornata di lavoro (..sui treni e a San Cipriano per costruire la casa).
I figli dei ferrovieri non possono fare a meno di avere un'idea ben precisa sul lavoro dei propri genitori. E non possono neppure non essere attratti da quel mezzo di trasporto che più di ogni altro infonde quell'idea di libertà che ognuno di noi ha cercato nella propria vita e che spesso ha trovato per la prima volta, proprio su di un treno, lasciandosi trasportare in qualche luogo sconosciuto, lontano da chiunque abbia voluto regolare le nostre vite a suo modo.

Il cerchio si chiude, il fascio luminoso è partito dall'intrico di ponti ferroviari di Rivarolo ed è tornato ai treni passando per qualche piccolo pezzetto della mia vita.
Vorrei finire facendo notare quanto la valle del Polcevera sia un grande intrico di binari e traversine e quanto sia importante il treno per la storia e il presente di questa vallata.
Le 3 linee che la solcano sono state tra le più importanti per lo sviluppo italiano del dopogerra e di sicuro gran parte del futuro della città sarà dato dall'ammodernamento delle linee delle merci e di quelle dei pendolari.
Però ammodernamento.. 3 linee ci sono già, a cosa serve una quarta?

Lu

17 Comments:

Blogger andrea said...

ma bisogna leggere tutto prima di commentare?
e poi il commento deve essere attinente.....sob

24 febbraio, 2006 23:44  
Blogger andrea said...

anzi fuck!

24 febbraio, 2006 23:45  
Blogger Luca L. said...

Bè.. non è neanche che si debba commentare per forza...ed è anche vero che ho un po' travisato il senso dei blog.. non scrivo cose troppo commentabili! Migliorero'! (forse)

25 febbraio, 2006 10:06  
Anonymous valeria said...

Ciao! Non c'entra niente quello che scriverò adesso con quello che hai scritto tu ,se non per l'argomento TRENO che in un libro di Hans Enzensberger “La grande migrazione “ viene usato come sfondo per raccontare il problema della xenofobia ,radicato nei secoli ..
Ne trascrivo alcune righe che mi sono rimaste impresse particolarmente (quando ho dovuto studiare questo libro per un esame di tedesco!): ..”due passeggeri in uno scompartimento ferroviario[...]si sono sistemati comodamente ,hanno preso possesso di tavolino,attaccapanni,portabagagli.Sui sedili liberi sono sparsi giornali,cappotti ,borse.La porta si apre,entrano due nuovi viaggiatori .Il loro arrivo non è accolto con con favore. Si avverte una chiara riluttanza a stringersi,a sgombrare i posti liberi,a dividere lo spazio disponibile .I passeggeri originari affrontano i nuovi arrivati come un gruppo compatto. È il loro territorio che è a disposizione .[..] La loro autoconsapevolezza è quella dell'autoctono che rivendica per sé tutto lo spazio .[..] Il loro istinto territoriale viene frenato da un lato dal codice istituzionale delle ferrovie,dall'altro da norme di comportamento non scritte,come quelle della cortesia .[..] Ci si abitua a loro . Ma restano bollati,anche se in misura decrescente.
Ogni migrazione provoca conflitti...[..] L'ospite è sacro ma non può rimanere .”
Un esempio ben riuscito secondo me !A chi di noi non è capitata una cosa simile ? Nel microcosmo del treno succede proprio così ..poi per quanto riguarda la metafora beh..è tutto un altro discorso

Per il resto ..che dire ..come figlia di ferroviere cresciuta più sul treno che in auto (anche perchè da piccola l'ho sempre sofferta !!) ho ben presente la sensazione di stare a guardare dal finestrino il paesaggio che scorre veloce ..spesso sempre uguale e un po' monotono della linea Genova -Milano o Genova -Bologna dove non si vedono altro che campi coltivati e pianura pianura pianura e rumore di rotaie e a volte (ricordo da bambina in quei treni ormai in disuso ) quell'odore acre e altamente fastidioso di freni !! .....

25 febbraio, 2006 12:48  
Blogger Luca L. said...

Mi sa che con la risposta per Valeria mi dilungherò.

Ricordo un viaggettino che feci in treno fino a Londra ormai 11 anni fa.
Partii da GE P.P. e mi ritrovai come unico compagno di viaggio uno studente universitario siciliano, studiava, mi sembra, a Torino ed ora stava andando a Colonia da qualche suo parente.
Era simpatico, non c'è che dire, faccia tipica da secchione, ma piuttosto brillante e di compagnia.
A Milano questa binarietà scompartimentale fu alterata da un gruppetto di ragazzi, universitari anche loro e provenienti dagli Stati Uniti..erano due ragazzi e due ragazze di colore (Nero :) ed interpretavano splendidamente quello che ho sempre inteso con la parola "Melting-pot": una fusione, una comprenetrazione totale di tutto il buono che c'è nelle varie culture che compongono l'idea di "americano".
Ero contentissimo per qesti miei nuovi compagni e forse quello che hanno portato, era proprio quello che stavo cercando con questo viaggio.
Il simpatico siciliano restò zitto a lungo.. andò a farsi una passeggiata e tornando, mi si avvicinò e disse:
"Senti, due cabine avanti c'è posto. Io 'sti negri non li sopporto proprio..vado la!"
Non potevo crederci! ...Un siciliano, poi, che in America è visto proprio alla stregua di quelli che lui chiamava "negri"..!
La stupidaggine è una delle cose più radicate nelle varie culture e in ogni tipo di estrazione.
Ma l'incontrare quel genere d'idiozia nello scompartimento di un treno che viaggia su dei binari che collegano assieme tutto il mondo.. bè è una brutta sensazione.

.." No no.. resto qui io!"
E passai una notte a mangiare le loro schifezze e a condividere parte della mia e, soprattutto, della loro vita.

25 febbraio, 2006 13:56  
Blogger Elena said...

Bè... anche io avrei qualche storia da raccontare, vissuta sui treni. Estate, 1999. 40 gradi a mezzogiorno, sia fuori che dentro i treni francesi che ci portavano dai Pirinei verso Milano. Noi eravamo partite da Madrid, circa 20 ore prima.

Non c'era posto per sedersi, neanche sui corridoi! I controllori ci spingevano ad andare sempre avanti su quel treno infinito, anche se andare avanti senza calpestare valigie, zaini e persone sedute per terra era quasi una missione impossibile. Io non ce la facevo più dal caldo e dalla stanchezza.

Ero appena una ragazzina davanti ad un viaggio troppo grande per me, e quel rumore di rotaie mi faceva venire tanta angoscia; mi dispiaceva sempre di più l'idea di allontanarmi tanto da casa. Poi, non mi erano arrivati i risparmi per comprarmi uno zaino degno di un viaggio così lungo, e portavo un zainetto piccolo davanti, altro sulla schiena e una borsa di mano. CHE GROSSO SBAGLIO!!Inesperienza..

..Le mie amiche si erano dimostrate (in quell'occasione) più preparate di me. Avevo raggiunto loro solo dopo parecchi minuti, alla fine di una carrozza, dove ce l'abbiamo fatta a sederci.. (per terra, ovviamente). Loro ridevano dalla sperienza vissuta mentre io non potevo quasi respirare. Ero esausta come non mi è mai capitato di essere. Mi dicevano: "dai, su con la vita!!", "siamo in vacanza, un po' di sport ogni tanto fa bene!". Non potevo neanche parlare.

Non sono state loro, le mie amiche, ma una vecchia signora francese a capire la mia situazione e a darmi una mano che non ho ancora dimanticata. Senza dire niente, si è alzata ed è andata al bar per cercare una bottiglia d'acqua per me... Anche se raggiungere il bar non era per niente facile, tantomeno per lei.

...Storie sui treni...

Elena

25 febbraio, 2006 17:03  
Blogger Elena said...

Comunque, vorrei aggiungere che mi piaciono tanto i treni... Quella volta li ho presi nella data e nel modo peggiori...

Baci!!

25 febbraio, 2006 18:24  
Anonymous valeria said...

Finalmente l’ho ritrovato

Oddio Luca mi era sfuggito un particolare ...non credo a quello che leggo…
Tu hai risolto un problema che affligge la mia famiglia da 28 anni
Sai, anch’io sono figlia di ferroviere , e ricordo di una cosa che raccontava mio padre a me bambina ,quando mi portava a Santa Marta. Era che alcuni anni prima quando lavorava come operaio su quel ponte aveva perso una chiave inglese che serviva a stringere i bulloni delle traversine, perché l’aveva appoggiata al parapetto di una nicchia di salvamento durante il passaggio di un treno …che filava come un fascio di luce.
Ne aveva seguito il bagliore durante la sua caduta veloce come lo spazio tempo verso il greto del fiume.
Era sceso laggiù a cercarla ,ma inutilmente ,forse risucchiata da qualche buco nero che in quel momento si trovava in quell’antro di Universo.
Così tristemente aveva dovuto pagare una multa di 100 lire per aver smarrito quell’attrezzo, che poi non era nemmeno italiano ma inglese.
Così anch’io per anni e anni quando passavo da quelle parti ,guardavo la base della pila del ponte ,sperando di ritrovarlo,anche se non sapevo bene nemmeno come fosse realmente. Ti prego adesso riportalo dove l’ha trovato tuo zio,così con uno stratagemma lo farò vedere a mio padre (che così potrà recuperare le…. 100 lire) [ih ih ih]
Ora toglimi una curiosità : ma dov’è la terza linea in Valpolcevera ? Io ne conosco solo due eppure prendo il treno quasi tutti i giorni e mio papà che ancora in servizio nelle Ferrovie, perché mi tiene all’oscuro di una cosa così importante ? Potrei utilizzarla quando i treni sono in ritardo.. Prenderei la terza linea come a Milano o Roma prendono le metropolitane N° 1 -2-3 ecc.
Ancora una cosa :
il terzo valico può essere una scocciatura per chi lo vede passare vicino a casa propria , ma se fatto con l’assenso delle popolazioni locali e con i dovuti criteri ambientali ,serve eccome.
Non si può pretendere che il telefonino prenda sempre e non volere le antenne o i marciapiedi puliti e non pagare le tasse sull’immondizia , o i treni puliti e non pagare i biglietti ,gli autobus numerosi e lamentarsi del Comune se alza l’ICI , se vogliamo le comodità qualcosa dobbiamo mollare.

27 febbraio, 2006 10:55  
Blogger Luca L. said...

Ho l'impressione, solo una piccola impressione.. di essere stato catapultato nel mondo delle coincidenze.
E' simile al mondo normale, in tutto e per tutto.. ma tutto, in questo mondo ha un suo "ritorno", un chiudersi del cerchio.
..28 anni fa dice Valeria.. Che sia stata proprio quella la chiave o no, comunque ha poco valore.
L'importante è che possa esserla stata, e gia' questo è un "uccello sulle spalle di san Francesco" (per chi ha letto "l'insost. leggerezza dell'essere", anche se Kundera ne parla con altre motivazioni!)
Non riesco a capacitarmi delle coincidenze che ultimamente mi accadono sempre piu' spesso..sembra davvero che io le attiri, in qualche modo.
...Ma non soffermiamoci troppo, attendiamo la prossima, chissà cosa porterà?!

Invece per quanto riguarda la terza linea..le più note sono la Busalla-Isola e la Ronco.
C'è anche la Borzoli! ...Eh Valeria, ti ho colto in fallo!
D'accordo, arriva fino a Rivarolo e devia verso ponente, ma Rivarolo è già piuttosto nell'entroterra della Valpolcevera!
Quindi ci sono 3 linee! ..e una linea veloce, alla fine, c'è gia': quella di Ronco, basterebbe migliorare quella senza devastare prati boschi e montagne.
Poi, insomma, il terzo valico sarebbe funzionale soprattutto per quei due o tre Manager che in un'ora vogliono essere a Milano, ma io penserei che l'importante siano i treni x quelle decine di migliaia di pendolari che ogni giorno, invece , devono scendere a Genova! (diggu ben?)

LU

27 febbraio, 2006 13:36  
Anonymous Valeria said...

Spinta dalla curiosità ho così chiesto informazioni al GRANDE FERROVIERE :) (mio papà) ,e LUI mi ha detto che :
a)la linea di Borzoli in teoria non fa parte della Valpolcevera (anche se la sfiora di qualche metro) perché serve all’Ovadese .
b)La linea Succursale ("la Veloce ") ha più di 100 anni e la sua velocità max ( nel punto più veloce ) è di 120 Km /h ma poiché su di essa passano mediamente 250 treni al giorno ( 10 all’ora mediamente ) mentre nelle ore di punta se ne contano il doppio vuol dire che ne passa uno ogni 3 minuti , poiché le distanze di blocco ( quelle di sicurezza ) sono di circa 1400 mt stando all’ESPERTO , a 120 km ora il treno impiega 2 minuti a percorrerla ( in realtà in salita ci mette di più ) , ecco quindi che come i ferrovieri dicono i ritardi sono già belli conditi dagli orari stessi troppo stretti
c)Ecco quindi dimostrata la necessità di allargare la strada ( terzo Valico )

Riferito ciò....sarà meglio che scrivi un altro post ..di altro argomento ..altrimenti il botta e risposta si prolunga all'infinito ih ih ih ih
ciauuuu :) :)

27 febbraio, 2006 19:22  
Blogger Luca L. said...

..Anche le altre 2 linee non servono unicamente la Valpolcevera, ma sbucano in vallescrivia, quella di Borzoli è pienamente ascritta nelle linee polceverasche perchè è quella nata ad inizio 900 per portare i lavoratori della valle dello Stura proprio nelle fabbriche della Valpolcevera.. inizia in valpolcevera e va in un'altra vallata, non è che importi molto se qualche burocrate delle ferrovie non l'ha catalogata assieme alle altre 2... ma alla fine, questo è un discorso che importa poco.
L'importante è il terzo valico..Le velocità che dici o dice tuo padre, non mi sembrano esatte..nel tratto da Rivarolo, andando in su, la classe C puo' fare i 140 fino ad Arquata, poi diminuisce e da Novi i 160.. ma è comunque lenta, o perlomeno non è una linea ad "alta capacità", che poi è la cosa che servirebbe, piu' che l'alta velocità!..
Per questo dicevo che ci vorrebbe un'ammodernamento della linea, per permettere un po' piu' di velocità e portata (la cosa importante) nei tratti piu' critici.
Fare ancora una linea mi sembra eccessivo e non lo dico perchè passerebbe da casa mia..non ci passerebbe! E' una questione di buonsenso, costi e rispetto della natura!!
Poi...Metterei un velo pietoso sulla storia della chiave inglese di tuo padre.. e non vado oltre!
Ti do un 2 meno-meno in condotta!

27 febbraio, 2006 21:19  
Anonymous valeria said...

ehm...lo so che non lo dici perchè passerebbe da casa tua ...conosco i tuoi principi ...comunque ognuno ha idee diverse e il bello del blog non è anche questo scambio di opinioni contrastanti ?
Tornando alla chiave ....non era sicuramente la stessa- lo ammetto-anche perchè cadde dal lato destro del torrente dove c'è il bosco e le sterpaglie e poi sarebbe stato letteralmente come trovare un ago nel pagliaio ..anzi di più!! ma ...non hai apprezzato la sottile ironia del brano!!! ...pazienza....ti saluto ..portandomi via il mio due meno meno in condotta...

27 febbraio, 2006 23:06  
Blogger Luca L. said...

Infatti.. per quanto riguarda l'alta velocita' ..non è detto che io non possa cambiare idea.. se mi si convince dell'utilità.
Ma il 2= te lo meriti, magari, pero', lo recuperi con due 8+..!

Augh!

27 febbraio, 2006 23:49  
Anonymous valeria said...

ih ih speriamo ....:)

28 febbraio, 2006 11:33  
Blogger valya said...

..."Ricordo un viaggettino che feci in treno fino a Londra ormai 11 anni fa"...

;-)

28 febbraio, 2006 18:59  
Anonymous kosovo polje said...

Interviene qui il massimo esperto in Italia in fatto di ferrovia (il sottoscritto) a mettere un po' d'ordine a quanto detto riguardo al terzo valico.
La situazione esistente e' la seguente:
ci sono due linee principali a doppio binario che collegano la pianura padana al bacino genovese (la citata genova ovada e' a binario unico,tortuosa e fortemente acclive, priva di sbocchi d'interesse):
la succursale/diretta (via mignanego/diretta) e la linea storica (via Busalla/Isola):le 2 linee si toccano a Ronco, dove possono interscambiarsi. La seconda ha caratteristiche planimetriche e di tracciato critiche, velocita' massime tra i 60 e i 110 kmh e elevato traffico locale specialmente nella tratta urbana (pontedecimo-principe). Tutto cio' ne confina l'uso al traffico locale, al traffico merci notturno in discesa o all'utilizzo alternativo in caso di emergenza.
La succursale non avrebbe caratteristiche particolarmente negative (velocita' rango c tra i 110 e i 140 kmh, ascesa max 18 per mille quindi accettabile, armamento e sistema di circolazione avanzati) tuttavia ha alcuni di punti deboli:
l'attraversamento di Ronco, di fatto oltre 2 km percorsi a 55 kmh, l'immissione nell'area di Genova PP, strozzata, luogo di frequenti lunghe fermate in galleria in arrivo a Ge e la saturazione.
Da genova ad arquata il tempo di percorrenza netto teorico di un IC (rango C-loco E402-700t)e' di circa 24 minuti, ma il tempo medio reale supera i 30 minuti.
Con la linea av si guadagnerebbero in questa tratta circa 10 minuti, ammesso che il proseguimento sia di tipo AV, con minori rischi d'intoppi.
Per il traffico merci e' spesso necessaria la doppia trazione in salita, mentre in discesa non vi sono problemi di surriscalamento come sulla via Busalla.
Alla luce di tutto cio' e' utile costruire il III val?
Lo sarebbe ma bisogna fare una valutazione attenta e non generica dell'impatto ambientale, e del futuro non prossimo dell'opera.
uno dei problemi maggiori e' la risistemazione del nodo di genova,l'immissione nel quale da sola fa perdere piu' tempo di quanto se ne guadagnerebbe con una av. Poi le prospettive a lungo termine per il traffico merci.
Inoltre bisogna decidere cosa fare oltre arquata/Novi: av fino a MI e a TO? solo verso MI? lasciare tutto com'e' dopo arquata o serravalle??
Insomma, non e' semplice risolvere in poche parole questo problema, ma in generale direi che ci sono cose piu' semplici e urgenti a cui dedicarsi.

26 marzo, 2006 11:33  
Anonymous Anonimo said...

...Impresionante questo studio!!! (che poi, ha fatto tacere a tutti!). Complimenti, Mario

Elena

18 maggio, 2006 09:18  

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